"Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.

Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come "normale", privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra: mettiamo, per l'Italia, la morte di De Gasperi.

La rabbia comincia lì, con quei grossi, grigi funerali.

Lo statista antifascista e ricostruttore è "scomparso": l'Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara, appunto, a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.


Qualcuno, il poeta, invece, si rifiuta a questo adattamento."

Il testo che segue, scritto da Pier Paolo Pasolini, è apparso sul n. 38 del 20 settembre 1962 sulla rivista 'Vie nuove', con cui Pasolini collaborava, ed è stato raccolto, insieme ad altri interventi, nel volume 'Le belle bandiere'

La rabbia (1963)

Titolo originale: La rabbia

Paese di produzione: Italia

Anno: 1963

Durata: 104 min (prima parte : 53 min; seconda parte : 51 min)

Colore: B/N

Audio: sonoro

Genere: documentario

Regia: Pier Paolo PasoliniGiovannino Guareschi

Soggetto: Pier Paolo PasoliniGiovannino Guareschi

Sceneggiatura: Pier Paolo PasoliniGiovannino Guareschi

Montaggio: Nino BaragliGiacinto Solito, Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini al montaggio del film "La Rabbia", 1963 © Mario Dondero

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