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Anne Wiazemsky conobbe Pasolini.



Wiazemsky saluta Pasolini, accanto c'è Godard. Venezia, 1967.

Non so più se ero sola in quel vaporetto che collegava Venezia con il Lido. So che Jean-Luc Godard e Bernardo Bertolucci mi aspettavano al bar dell'Hotel des Bains. Era una soffocante giornata del 1967. Il Festival era appena cominciato. C'era gente dappertutto e la ressa dei turisti, dei vacanzieri e dei giornalisti mi opprimeva. Come questa luce bianca, questa totale assenza di un alito di vento. Come lo sguardo di quest'uomo che non mi abbandona obbligandomi a tenere gli occhi bassi.

In un francese approssimativo e frammisto di italiano mi dice che mi ha vista in "Au hasard Balthasard" e che era felice di potermi rivedere nella "Chinoise" che sarebbe passata in quei giorni. Mi spiega con ferma convizione che io ero la ragazza del suo prossimo film. "Odetta...Lei è Odetta", ripeteva, felice. Si era presentato? non credo, perché di fronte al mio mutismo, scandí il suo nome: Pier Paolo Pasolini. Poi mi invitò alla proiezione del suo film, "Edipo re" che era in concorso e passava la stessa sera.

Ci stavamo avvicinando al Lido ed io seguitavo a tacere. ed è sicuramente allora che capì una cosa incredibile: io non sapevo chi era lui. Si trovava di fronte a una piccola francese molto ignorante per la quale- al contrario della maggior parte de la gente- non significava nulla.

Ricordo l'allegria che, per un attimo, illuminò il suo volto parzialmente dissimulato dai grandi occhiali neri e il gesto autoritario per trattenermi: "Aspetta un momento". Tirò fuori di tasca un pezzo di carta su cui scrisse a stampatello: PIER PAOLO PASOLINI, EDIPO RE, QUESTA SERA. "Odetta! Ho trovatto la mia Odetta!", disse ancora una volta prima di perdersi nella folla dell'imbarcadero.

In quel giorno io avevo incontrato un uomo che doveva contare molto nella mia vita. Che conta sempre. E avevo anche scoperto che ci sono persone, celebri nel mondo intero, che hanno un certo modo di muoversi, solitarie e anonime come il primo che passa. Che li si riconosca, che li si abbordi o che li si ignori non ha importanza. Vanno per la loro strada. E sono loro i grandi artisti.

Anne Wiazemsky


Terence Stamp, Anne Wiazemsky e Pier Paolo Pasolini durante le riprese di "Teorema" (1968)

Testo pubblicato nel libro "Pier Paolo Pasolini. Le regole di un'illusione" (1991)

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