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La Magnani ha detto sì.



Dopo aver passato due anni dicendo sempre no, la Magnani ha detto sì.

Negli ultimi tempi, il cinema l'aveva delusa, ma adesso si sente nuovamente sedotta dal personaggio che le è stato offerto e che è stato creato su misura per lei. E siccome è una donna che non accetta nulla con riserva ne parla con molto entusiasmo, con lo sguardo sicuro che non lascia dubbi sull'autenticità delle sue dichiarazioni: «Sono eccitata dall'idea di questo personaggio", dice.

Ne abbiamo parlato per buona parte in casa sua, e lei, con la sua solita schiettezza ha sottolineato che preferirebbe parlare di qualcos'altro, fosse pure di Fanfani.

Ha il viso pallido, gli occhi e i capelli neri. Dice «mettiamoci qui, spero che staremo più tranquilli". Ma spariva ogni cinque minuti, tornava con un enorme gatto tra le braccia; andava via di nuovo urlando chissà cosa alla cameriera, alla segretaria o alla cagnolina Lillina, e torna maneggiando dei bicchieri, la vodka e le sigarette. Dice «Lo sapevo che non c'era ghiaccio». Quando alla fine riesce a trovare il ghiaccio lo porta a Pasolini, che aveva invitato a pranzo. Pasolini le chiede timidamente perdono per aver portato con sè una mezza dozzina di amici in comune.

«Lei deve sapere - dice in mezzo a questo trambusto, con la sigaretta in bocca e senza rossetto - che il pubblico è molto esigente nei miei confronti. Se sbaglio non posso riscattarmi facilmente con un altro film, esibendo le mie bellezze naturali, per questo sono prudente, e non mi importa di passare due anni senza accettare un ruolo. A volte poi, esce la storia della Magnani con il carattere "impossibile"».

Durante questi due anni i produttori e i registi, sia qui che in America, le hanno messo su un piatto d'argento una dozzina di proposte. Garanzie e cifre per stabilire i nomi degli altri attori... tutto ciò con i soliti dubbi che esistono quando hai a che fare con un'attrice vincitrice di un premio Oscar e con una terribile reputazione. Lei apriva le porte da casa sua, ascoltava con gentilezza tutto fino alla fine e poi rispondeva di no.

Duilio Pallottelli ©Archivio RCS

Ogni tanto, sui giornali, si leggeva che la Magnani aveva deciso di abbandonare il cinema oppure che pensava nel teatro. Lei li lasciava parlare, rinchisa nel suo silenzioso attico sui tetti del palazzo Altieri, come in un ritiro spirituale. Adesso, il merito di averla portata di nuovo davanti alla macchina da presa è di Alfredo Bini, l'ultimo dei produttori italiani arrivato nel mondo del cinema, e anche di un regista come Pasolini, che unicamente, da pochi mesi, ha aggiunto al suo lavoro letterario una nota cinematografica.

Tra pochi giorni Anna Magnani entrarà nelle vesti del personaggio di una donna che lascia la malavita e che passa, per amore del figlio, al commercio legale di frutte e verdure. Linguaggio popolare, ambientazione sottoproletaria.

Il personaggio si fa chiamare, con un soprannome probabilmente reale, Mamma Roma. «Una poveraccia, piena di buone intenzioni, che cerca di costruire una strada per il figlio, con paura e speranza - dice Anna Magnani - però sbaglia per ignoranza e anche a causa dell'ambiente che la circonda». Interviene Pasolini per chiarire: «Mamma Roma vuole rifarsi una vita con questo ragazzo diciassettenne, però, cosa sa della vita? Si aggrappa a dei comportamenti tipici piccolo borghesi, perché anche lei guarda la TV. Ricomincia tutto in mezzo al caos e la società finirà per umiliare il figlio».


Anna Magnani in una scena del film "Mamma Roma"

Per far trovare lavoro al figlio, una donna come Mamma Roma, si dirige naturalmente a casa del prete: «Cercherò il modo di mandarlo a lavorare in un cantiere - dice il prete - come manovale».

«Beh! Lei scherza Padre? - protesta lei - Allora io avrei messo al mondo un figlio per mandarlo a fare il manovale? No, io voglio per lui un lavoro decente, un lavoro che possa dargli un futuro».

Dato che conosce molto bene i veri personaggi dei quali parla, Pasolini ha immaginato per il figlio di Roma un destino adeguato. Il ragazzo si imbatte in una gruppo di ladruncoli senza una lira e, nel cercar di rubare una radio portatile finisce per trovarsi in galera. Ma il tragico evento accaduto a Roma nei giorni scorsi in Piazza Navona, obbligherà lo scrittore a rivedere questa parte nella sceneggiatura.

Ci troviamo in un mondo più insolito di quello descritto in 'Accattone'.

«Non è la vera Roma del popolo - spiega Pasolini - sebbene quella delle borgate della Tiburtina o dietro al Quadraro. Mamma Roma abbandona la sua vita passata per aprire una piccola bancarella nel mercato di Cecafumo».

La storia è nata l'anno scorso, un giorno in cui Pasolini girava una scena della sua opera prima. Discusse di Mamma Roma con il produttore e poi, subito, disse a Bini che voleva la Magnani per il ruolo protagonista. Pasolini gli parlò di un personaggio che soltanto lei poteva fare. Dunque, possiamo dire che senza dubbio il film è stato scritto tenendo presente la Magnani, e creando la sceneggiatura attraverso un'idea previa che risale al film 'Accattone'. Nell'autunno dell'anno scorso lo scrittore si trovava al Circeo e, in poche settimane, scrisse la sceneggiatura definitiva, come se fosse stato un romanzo, dividendo il testo in due colonne: da un lato quella per la descrizione scenica e l'altra, per il dialogo.


Il film è raccontato in duecento pagine come se fosse un libro; ciò vuol dire che se un editore volesse pubblicarlo così com'è non avrebbe neanche la necessità di apportare modifiche.

Apriamo e diamo un'occhiata al corposo volume e leggiamo: "Dissolvenza veloce. Sempre più arrabbiati e distanti, rozzi mangiatori, sacrilega mescolanza tra i tumultuosi parenti della sposa".

"Scalinata del Casal Bertone. Interno, giorno. Infinite e maltrattate scale con migliaia di porte nei pianerottoli".

Dalle prime pagine si capisce che le scene e i dialoghi sono stati elaborati pensando alla Magnani, un'attrice così caratterizzata. Nel mercato di Cecafumo: "Mamma Roma si trova nel suo banco di frutta, è diventata un idolo, un idolo spettinato, e sul suo volto se ne legge la soddisfazione."

Un mese fa Anna Magnani ha letto le duecento pagine scritte a macchina, poi ha chiamato Bini: «Va tutto bene. Per quanto riguarda le condizioni di lavoro occupatene tu».

Adesso ci spiega le ragioni della sua velocissima decisione: «Ma lei 'Accattone' l'ha visto? Bene, io credo che se uno, il primo film della sua vita, riesce a portarlo avanti di quel modo, come regista offre tutte le garanzie».

Da un angolo, Pasolini ringrazia la Magnani per queste parole: «Inoltre questo sarà un film fatto in gran parte con degli attori non professionisti. Il personaggio di Mamma Roma invece sarebbe stato impossibile trovarlo in strada. Non poteva che essere un'attrice mediocre. Sin dall'inizio dunque, non ho pensato ad altra che ad Anna. Nel cinema mondiale, a mio parere, ci sono soltanto sei o sette attori veramente grandi, non di più. Tra loro c'è lei.»

Così, dopo aver incontrato in America un commediografo come Tennessee Williams, che ha scritto drammi solo immaginandola, come un'attrice ideale, la Magnani ha incontrato in Italia uno scrittore che ha messo in scena un intero film avendo immaginato il suo viso e il suo carattere.

«In fondo - dice - questo significa che, nell'attesa arriva prima o poi l'occasione giusta».

Un'altra bella occasione si era presentata lo scorso anno, quando Giorgio Strehler volle incontrarla per un progetto che sarebbe stato molto apprezzato da qualsiasi attrice.

Aveva sentito dire che la Magnani voleva tornare in teatro e lui era lì per offrile 'Mutter Courage und ihre Kinder' 'Madre Coraggio e i suoi figli' de Bertolt Brecht. «Senti Anna - le disse - da più di dieci anni abbiamo al Piccolo questo lavoro nel cassetto; però si tratta di un'opera che in Italia può andare in scena solo se la fai tu. Finora non hai avuto del tempo libero; sei scappata in America, dovevi fare dei film a Roma e poi una stagione teatrale molto lunga. Adesso, invece, sei libera, hai nostalgia del teatro e io non vorrei che questa ti passasse».

Tutto sembrava deciso. Tuttavia la Magnani ha dovuto rinunciare, anche avendo davanti tutto il tempo libero che era necessario. «Si sa com'è Strehler. Appare così all'improvviso, come un fulmine, e poi sparisce tra altre cose e se ne va ad un'altra parte; quindi, addio anche a 'Madre Coraggio'»

Si capisce che, per lei, tornare in scena sarebbe stato importante; certamente ci pensa da molto tempo: «Ci sono sempre nuove tentazioni - dice - Questo dramma di Brecht, per esempio, mi hanno proposto di portarlo a scena in Broadway; però, sinceramente, potevo mai accettare? L'inglese non è la mia lingua. Questo è l'unico motivo per il quale ho detto di no a Tennessee, anche se si tratta di Tennessee e inoltre ogni volta non scrive una nuova opera senza farmi di nuovo la proposta. Da poco mi hanno proposto fare 'Fedra' a Parigi. Ma non sarebbe stata una follia? Immagina: la Magnani che porta Racine in francese. Invece sono attrata da un'altra idea: vorrei portare in Italia la 'Medea' di Anouilh. Il prossimo anno? Forse. Tutti i miei progetti per il futuro diventano sempre vaghi da un giorno all'altro».


Sono passati nove anni dall'ultima volta che è apparsa in teatro, ma con uno spettacolo di rivista «L'ho fatto per coraggio. Mi avevano appena proposto un film tratto da una canzone. L'importo l'ho scelto io. Come se non bastasse, avrei dovuto recitare in bolognese; l'idea mi divertiva. D'altra parte, adoro il comico.»

Elsa Morante, che finora è stata seduta accanto a Pasolini, tutta avvolta in una pelliccia bianca, fumando e in silenzio, la interrompe scioccata: «Ma tu sei un'attrice tragica. Dovresti fare cose serie, cara, ruoli romantici».

«Santa Madonna! Ma perché?» dice la Magnani sgranando gli occhi con un'aria divertita. «Guarda, Mamma Roma è un personaggio un po' grottesco. La storia è piena di note comiche, francamente. Io divento una ragazzina, non so cosa fare per quel figliolo. Così gli insegno anche a ballare e siccome non so nulla dei balli moderni, gli insegno il tango, così come si ballava allora. Capisci?»

All'improvviso, in quel suo viso pallido e drammatico come una maschera, sparisce tutta la malinconia. La sua bocca si apre in una risata improvvisa e violenta: «Ah! Pier Paolo, credimi! Se va come penso faremo una bella scena con quel tango!»

Nerio Minuzzo

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