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Una serata romana con Pasolini


Pier Paolo Pasolini a Roma, primi anni Sessanta © Agenzia Contrasto/Riproduzione riservata

Dove vai per le strade di Roma,

sui filobus o i tram in cui la gente

ritorna? In fretta, ossesso, come

ti aspettasse il lavoro paziente,

da cui a quest'ora gli altri rincasano?

E' il primo dopocena, quando il vento

sa di calde miserie familiari

perse nelle mille cucine, nelle

lunghe strade illuminate,

su cui più chiare spiano le stelle.

Nel quartiere borghese, c'è la pace

di cui ognuno dentro si contenta,

anche vilmente, e di cui vorrebbe

piena ogni sera della sua esistenza.

Ah, essere diverso - in un mondo che pure

è in colpa - significa non essere innocente...

Va, scendi, lungo le svolte oscure

del viale che porta a Trastevere:

ecco, ferma e sconvolta, come

dissepolta da un fango di altri evi

- a farsi godere da chi può strappare

un giorno ancora alla morte e la dolore -

hai ai tuoi piedi tutta Roma...

Scendo, attraverso Ponte Garibaldi,

seguo la spalletta con le nocche

contro l'orlo rosicchiato della pietra,

dura nel tepore che la notte

teneramente fiata, sulla volta

dei cladi platani. lastre d'una smorta

sequenza, sull'altra sponda, empiono

il cielo dilavato, plumbei, piatti,

gli attici dei caseggiati giallastri.

E io guardo, camminando per i lastrici

slabbrati, d'osso, o meglio odoro,

prosaico ed ebbro - punteggiato d'astri

invecchiati e di finestre sonore -

il grande rione familiare:

la buia estate lo indora,

umida, tra le sporche zaffate

che il vento piovendo dai laziali

prati spande su rotaie e facciate.

E come odora, nel caldo così pieno

da essere esso stesso spazio,

il muraglione, qui sotto:

da ponte Sublicio fino sul Gianicolo

il fetore si mescola all'ebbrezza

della vita che non è vita.

Impuri segni che di qui sono passati

vecchi ubriachi di Ponte, antiche

prostitute, frotte di sbandata

ragazzaglia, impure traccie

umane, che umanamente infette,

sono lì a dire, violente e quiete,

questi uomini, i loro bassi diletti

innocenti, le loro misere mete.

Pier Paolo Pasolini 'Serata romana' in 'La religione del mio tempo' Garzanti, Milano (1961)

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