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Totò al circo, ovvero Monsieur Corneau e l'aquila. L'episodio scartato da Pasolini


Pier Paolo Pasolini dirige Totò nell'episodio L’aigle, poi tagliato di Uccellacci e uccellini (1966) © Estate Angelo Novi/Riproduzione riservata

23 gennaio 1966


Ho fatto un tentativo per recuperare l'episodio del domatore e dell'aquila, riducendolo a una durata di otto-dieci minuti. Non so in questo momento se rientrerà o no nel film. In tal caso, verrebbe anch'esso narrato dal corvo, prima dell'episodio dei frati. La durata di otto-dieci minuti, riducendo l'episodio a quello che è sostanzialmente, un "ghirigoro simmetrico in molto bianco e molto nero", mi sembra ridargli almeno un po' di quel valore poetico che, montato normalmente, aveva perduto. Aveva perduto per due ragioni: l'impossibilità di Totò a interpretare un "personaggio cosciente", in un "innocente": ed è come "innocente" che può divenire poetico.


L'altra ragione è la scarsità di mezzi in cui ho girato l'episodio. Il non avere che quattro lenzuoli bianchi alle pareti mi ha costretto a girare l'episodio appunto come un ghirigoro in bianco e nero, una specie d'illustrazione di se stesso, fatta con due o tre elementi enormemente poveri: il bianco, il nero, qualche grigio (un Léger alla parete), e le facce dei protagonisti. Tutta la possibile abbondanza espressionistica è andata perduta in tanta stilizzazione. Le parole culturalmente coscienti - e quindi prosaiche - del domatore cadevano inattendibili in quel nudo biancore, ecc ecc. Inoltre, ormai, sempre per scarsità di mezzi, non avevo girato le "comiche", proiettate in un piccolo schermo dal domatore a edificazione dell'aquila. Questo vuoto non è stato riempito da niente che potesse equivalergli. Venti minuti o mezz'ora di un racconto simile erano la dilatazione di qualcosa che era già una riduzione... Stringendo tutto, fino all'osso, facendone un magro balletto di silhouettes, una serie di cartoni illustrativi in "molto bianco e molto nero", ho forse ritrovato la possibilità di recuperare la storia di questa trasformazione di Totò, da borghese laico-razionale, incapace a concepire come un tutto unico: la Religione, la Poesia, la Vita del mondo preindustriale (simboleggiati da una povera aquila spelacchiata), a "individuo problematico" che cerca d'immedesimarsi con l'aquila e di volare via.


(Questo lavoro di montaggio - che ha radicalmente mutato il film - trattandone il "materiale" quasi come una cosa "trovata", non girata neanche dallo stesso autore - è così recente, che, ripeto, in questo momento non so dire se l'episodio rientrerà o no nel film).


Pier Paolo Pasolini in Pier Paolo Pasolini. Le regole di un'illusione, a cura di Laura Betti e Michele Gulinucci (1991), p.131.


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