
Pier Paolo Pasolini. Un viaggio attraverso la sua biografia
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922 da Carlo Alberto, ufficiale di fanteria di illustre famiglia ravennate, e da Susanna Colussi, insegnante elementare di Casarsa della Delizia in Friuli. Per tutta l'infanzia e l'adolescenza deve continuamente adattarsi ad ambienti nuovi a causa dei trasferimenti del padre in diverse città del Nord: Bologna, Parma, di nuovo Bologna, Belluno, Conegliano, Sacile, Idria, ancora Sacile, Cremona, Reggio Emilia e infine Bologna. A Belluno nel 1925 nasce il fratello Guido.
Pasolini scrive i primi versi a Sacile, ha sette anni. Frequenta il ginnasio a Reggio Emilia, il liceo a Bologna. Nel 1938 ha come professore di italiano al Liceo Galvani un poeta, Antonio Rinaldi, che legge in classe Rimbaud. Si iscrive alla facoltà di Lettere di Bologna, segue i corsi di Roberto Longhi (con questo suo "maestro" avrebbe voluto laurearsi).






Gli anni Quaranta
Dal novembre del 1942 al maggio del 1943 collabora a 'Il Setaccio' (rivista della Gil bolognese su cui pubblicano anche Mario Ricci, Fabio Mauri, Giovanna Bemporad, Luciano Serra, Sergio Telmon) con scritti, disegni, acquerelli. Nel luglio del 1942 esce 'Poesie a Casarsa', un volumetto di versi in friulano, edito a spese del ventenne Pasolini presso la Libreria Antiquaria di Mario Landi a Bologna. Mentre frequenta ancora l'università, alla fine del 1942, il giovane poeta è costretto a sfollare con la famiglia nel paese materno, Casarsa. Continua a comporre poesie in friulano ma contemporaneamente ne scrive moltissime anche in lingua italiana.
Per pochi giorni ai primi di settembre del 1943 Pasolini va sotto le armi a Livorno. L'8 settembre scappa e attraversa mezza Italia per rifugiarsi in Friuli. In questa occasione perde alcuni brevi capitoli su Carrà, De Pisis e Morandi, materiale preparatorio per una tesi in Storia dell'arte. Il fratello Guido, nel giugno del 1944, raggiunge i partigiani della brigata Osoppo‑Friuli sui monti della Carnia. Comunisti legati ai reparti di Tito lo trucideranno insieme ai suoi compagni, presumibilmente il 10 febbraio del '45. La famiglia ne apprende la morte molto più tardi.
Casarsa sta diventando sempre più pericolosa perché è uno snodo ferroviario importante che viene preso di mira frequentemente dai bombardamenti. Pier Paolo e Susanna decidono di trasferirsi in un paesino lontano dalla ferrovia, Versuta, e nel settembre madre e figlio organizzano una piccola scuola privata gratuita, dove Susanna insegna ai bambini delle elementari mentre Pier Paolo tiene le lezioni per gli studenti che non possono raggiungere le scuole di Pordenone o il ginnasio di Udine. Pasolini e alcuni giovani friulani suoi amici (Riccardo Castellani, Cesare Bortotto, Ovidio Colussi, Rico De Rocco e il cugino Nico Naldini) fondano il 18 febbraio 1945 l'Academiuta di lenga furlana. Carlo Alberto Pasolini torna dalla prigionia in Africa, profondamente provato nel fisico e nel morale.
Nel novembre del '45 Pasolini si laurea a pieni voti in Lettere a Bologna, con una tesi su Giovanni Pascoli: Antologia della lirica pascoliana (Introduzione e commenti). Il relatore è il professor Carlo Calcaterra. Al 1947 è databile l'iscrizione di Pasolini al Pci. Dal 1947 al 1949 insegna in una scuola media a Valvasone, un paesetto a dodici chilometri da Casarsa. Stende dei murali in lingua e in dialetto di contenuto apertamente o metaforicamente politico per e con i compagni della sezione comunista di San Giovanni di Casarsa, di cui è segretario (primavera‑estate 1949). Una denuncia per corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico scatena a Casarsa un putiferio. Il poeta è sospeso dall'insegnamento e il Pci lo espelle «per indegnità morale e politica». L'aria in Friuli è diventata ormai irrespirabile e ai primi di gennaio del 1950 Pasolini parte per Roma con la madre.








Gli anni cinquanta
I primi anni nella Capitale sono molto difficili. Inizialmente abita a piazza Costaguti, al Portico d'Ottavia, poi va a vivere in borgata, vicino al carcere di Rebibbia, a Ponte Mammolo. Carlo Alberto raggiunge moglie e figlio nel 1951 proprio in occasione di questo trasferimento. Pochi mesi dopo l'arrivo a Roma inizia ad accumulare materiali per scrivere 'Ragazzi di vita'. Nel 1951 conosce Sergio Citti con il quale instaurerà, oltre a una stretta amicizia, un rapporto professionale: scrivendo di lui lo definisce il suo consulente parlante.
Alla fine del 1952 esce il ponderoso lavoro sulla poesia dialettale del Novecento, che ottiene consensi unanimi (con recensioni di E. Montale, E. Falqui, G. Vicari, F. Fortini, G. Bellonci). Nel 1955 Livio Garzanti edita 'Ragazzi di vita'. Il romanzo innesca un acceso dibattito. Nell'estate il libro riceve l'importante premio Colombi Guidotti (presieduto da Giuseppe De Robertis). L'autore e l'editore vengono denunciati per oscenità. Si arriva all'assoluzione perché il fatto non costituisce reato. 'Le ceneri di Gramsci' edito nel 1957, ottiene il premio Viareggio ex aequo con il volume Poesie di Sandro Penna.
Con Sergio Citti nel 1957 lo scrittore sviluppa i dialoghi in romanesco per il film 'Le notti di Cabina' di Federico Fellini. I lavori per il cinema si fanno sempre più frequenti.
Nel dicembre del 1958 si spegne Carlo Alberto Pasolini, per anni puntuale e sollecito, anche se ombroso, segretario del figlio. Nel 1959 Pasolini pubblica 'Una vita violenta'.






Gli anni sessanta
Esordisce nel cinema come regista tra il 1960 e il 1961. Nel 1961 il libro di poesie 'La religione del mio tempo' ottiene il premio Chianciano. Nel maggio del 1962 esce, presso l'editore Garzanti 'Il sogno di una cosa' un romanzo che racconta il Friuli e la sua gente, cominciato quattordici anni prima a Casarsa.
Nel 1963 si istituisce uno dei tanti procedimenti penali contro di lui, forse il più clamoroso: è accusato di vilipendio alla religione di Stato a causa di alcune scene dell'episodio 'La ricotta'; in prima istanza è dichiarato colpevole, più tardi sarà prosciolto per amnistia. Nello stesso anno Pasolini si trasferisce nel quartiere romano dell'Eur.
La produzione poetica pasoliniana nata fra il 1961 e il 1964 viene raccolta nel volume 'Poesia in forma di rosa'. Nel '65, in occasione del Festival di Pesaro, si discute sui linguaggio dei cinema. Partecipano ai dibattiti semiologi e studiosi italiani e stranieri (tra cui Roland Barthes), e Pasolini fa un'ampia relazione sul cinema di poesia. Nel volume Empirismo eretico, pubblicato nel 1972, sono raccolti molti degli studi sulla lingua e sul cinema risalenti anche a questo periodo.
Un'emorragia da ulcera nel marzo del 1966 costringe Pasolini a letto; durante la convalescenza scrive sei tragedie in versi e il primo abbozzo di 'Teorema'.
Nell'ottobre del 1966 il Festival di New York ospita i film 'Accattone' e 'Uccellacci e uccellini' e Pasolini fa il suo primo viaggio in America. Sta lavorando intorno al progetto del film su san Paolo e, suggestionato dall'ambiente e dal popolo americano, medita di trasferire l'azione da Roma a New York, situandola nell'attualità ma senza cambiare la storia. Il film tuttavia non verrà realizzato.
Dopo gli scontri sui viali di Valle Giulia fra studenti universitari e polizia (marzo 1968), Pasolini scrive un pamphlet in versi, destinato a 'Nuovi Argomenti', in cui simpatizza con i poliziotti, identificati come i veri proletari. Viene pubblicato mutilo su 'L'Espresso' e sul contenuto di questa poesia – il cui titolo completo è 'Il Pci ai giovani!' (Appunti in versi per una poesia in prosa seguiti da una «Apologia») – si scatena una polemica forse non ancora risolta. Nel numero di gennaio-marzo di 'Nuovi Argomenti' esce uno scritto intitolato 'Manifesto per un nuovo teatro' (Pasolini definisce il nuovo teatro teatro di parola) e nel novembre, a Torino, lo scrittore tenta l'esperienza di regista teatrale portando in scena una delle sue tragedie, 'Orgia'.






Gli anni settanta
All'inizio del 1971 realizza insieme a militanti di 'Lotta continua' il documentario '12 dicembre'.
'Trasumanar e organizzar' è l'ultimo libro di poesie edito da Pasolini (aprile 1971). L'ultimo in lingua, perché nel '75 esce un volume che raccoglie due cicli di poesie friulane 'La meglio gioventù' già pubblicato, e l'inedito Seconda forma de "La meglio gioventù", scritto nel 1974. Nel gennaio del 1973 è iniziata la collaborazione al 'Corriere della Sera', "scandalosa" perché entra in tutte le questioni scottanti, affrontando Chiesa e potere.
Nel 1975 Pasolini consegna all'editore Einaudi un testo, definito dall'autore documento, intitolato 'La Divina Mimesis' che uscirà postuma.
La notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini muore assassinato in uno spiazzo polveroso e abbandonato all'Idroscalo di Ostia, vicino a Roma.






Mio padre, quando sono nato, era tenente di fanteria: apparteneva a un’antica famiglia di Ravenna e aveva sperperato tutto il patrimonio — passionale, sensuale e violento di carattere — ed era finito in Libia, senza un soldo; così aveva cominciato la carriera militare, da cui sarebbe poi stato deformato e represso fino al conformismo più definitivo. Questo non lo poté accontentare e quindi lo angosciò sempre, fino a una forma quasi paranoidea negli ultimi anni, al ritorno dalla sua terza guerra.
Aveva puntato su di me, sulla mia carriera letteraria, fin da quando ero piccolo, dato che ho scritto le prime poesie a sette anni: aveva intuito, pover’uomo, ma non aveva previsto le soddisfazioni, le umiliazioni. Credeva di poter conciliare la vita di un figlio scrittore col suo conformismo. L’inconciliabilità lo ha fatto impazzire: nell’atto stesso di capire non capiva più niente. La sua acutissima intelligenza non gli serviva: era uno strumento che non trovava mai il suo vero uso. E ci esasperava, ruggiva, smaniava: era al mondo per soffrire, e quanto ci ha fatti soffrire, me e mia madre!
Quando nel 1942 uscì il mio primo libretto, Poesie a Casarsa (in friulano, fatto assurdo per lui, che, ufficialetto di primo pelo, era capitato a Casarsa e lì aveva conosciuto mia madre, impadronendosene subito con la sua prepotenza infantile e centralistica), lo ricevette nel Kenya, dove era prigioniero. Ma, malgrado l’assurdità del linguaggio usato, era dedicato a lui, e questo lo consolava, lo faceva gongolare.
Quando tornò io ero a Casarsa, sfollato con mia madre: ero perduto come in una sconfinata intimità che faceva del Friuli la sua folle sede oggettiva. Mio fratello Guido era morto, partigiano. Mia madre ed io eravamo mezzi distrutti dal dolore. Egli finì così a Casarsa, in una specie di nuova prigionia, e cominciò la sua agonia lunga una dozzina di anni.
Vide a uno a uno uscire i miei primi libretti in friulano, seguì i miei primi piccoli successi critici, mi vide laureato in lettere: e intanto mi capiva sempre meno. Il contrasto era feroce: se uno si ammalasse di cancro e poi guarisse, avrebbe probabilmente della sua malattia lo stesso ricordo che ho io di quegli anni.
Nei primi mesi del ’50 ero a Roma con mia madre: mio padre sarebbe venuto anche lui quasi due anni dopo, e da piazza Costaguti saremmo andati ad abitare a Ponte Mammolo. Già nel ’50 avevo cominciato a scrivere le prime pagine di Ragazzi di vita. Ero disoccupato, ridotto in condizioni di vera disperazione: avrei potuto anche morirne.
Poi, con l’aiuto del poeta in dialetto abruzzese Vittorio Clemente, trovai un posto d’insegnante in una scuola privata di Ciampino, per venticinquemila lire al mese. Due anni di lavoro accanito, di pura lotta: e mio padre sempre là, in attesa, solo nella povera cucinetta, coi gomiti sul tavolo e la faccia contro i pugni, immobile, cattivo, dolorante; riempiva lo spazio del piccolo vano con la grandezza che hanno i corpi morti.
Poi Bassani mi fece entrare nella prima sceneggiatura cinematografica, e avevo finito Ragazzi di vita, che Bertolucci segnalò a Garzanti. Mio padre poté finalmente occuparsi di un trasloco che gli dava soddisfazione, che vellicava in lui il piacere del comando, della vanità, del decoro borghese.
Andammo ad abitare a Monteverde, in via Fonteiana. Lasciai la scuola, continuai a lavorare, a scrivere versi, a andare avanti con Una vita violenta, a sceneggiare quando capitava. Con la collaborazione a Le notti di Cabiria potei comprarmi anche una “Seicento”, che poi diventò una Millecento.
Ebbi qualche premio: il premio “Città di Parma” per Ragazzi di vita, il “Viareggio” per Le ceneri di Gramsci (prima ne avevo avuti una dozzina minori: per versi dialettali, critica ecc.). Ma la vita nella mia casa era sempre la stessa, sempre uguale alla morte.
Mio padre soffriva, ci faceva soffrire: odiava il mondo che aveva ridotto a due o tre dati ossessivi e inconciliabili. Era uno che batteva continuamente, disperatamente, la testa contro un muro. La sua agonia vera durò molti mesi: respirava a fatica, con un continuo lamento. Era malato di fegato e sapeva che era grave; beveva comunque, non si voleva curare, in nome della sua vita retorica.
Non ci dava ascolto, a me e a mia madre, perché ci disprezzava. Una notte tornai a casa appena in tempo per vederlo morire.
Io ora continuo la solita vita: lavoro la mattina a casa; ho da mettere a posto un nuovo volume di versi, La ricchezza; sto buttando giù gli appunti per il terzo romanzo, Il Rio della Grana; comincio a tradurre l’Eneide. E poi i lavori pratici, il cinema, la redazione di Officina, ecc.
Il dopopranzo esco e vado a spasso, quasi sempre almeno fino alle due di notte: passo dalle borgate e dalla periferia più affamata a qualche, non frequente, riunione con gli amici — Bertolucci, Bassani, Gadda, Moravia, la Morante, Citati… oppure nei salotti della Bellonci, della De Giorgi, della Mastrocinque, della Astaldi…
Ma la maggior parte della mia vita la trascorro al di là del confine della città, oltre i capolinea. Amo la vita ferocemente, così disperatamente che non me ne può venire bene. È un vizio molto più tremendo di quello della cocaina: non mi costa nulla, e ce n’è un’abbondanza sconfinata, senza limiti. E io divoro, divoro…
Come andrà a finire, non lo so…
Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini, nella sua scheda autobiografica in Ritratti su misura di scrittori italiani : notizie biografiche, confessioni, biubliografie di poeti, narratori e critici / a cura di Elio Filippo Accrocca. - Venezia : Sodalizio del libro, 1960
