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Il sogno possiede un significato ideologico. Avete compreso che Medea è una sorta di ibrido, in parte racconto filosofico, in parte intreccio amoroso. Nell’insieme risultante da queste due tipologie narrative si può individuare, in forma semplificata, una struttura astratta: tra un antico mondo religioso e un nuovo mondo laico si produce inevitabilmente uno scontro drammatico. All’interno di tale conflitto, colui che appartiene al mondo antico soccombe in una catastrofe spirituale; tuttavia, la sua stessa presenza costituisce una contestazione del mondo nuovo.

 

Medea proviene da un universo religioso e giunge in una città ricca come Corinto, dove tutto è laico, moderno, raffinato, colto. Quando è sopraffatta dal dolore e dall’angoscia, ella regredisce. La sceneggiatura attribuiva a questa regressione uno spazio molto più ampio: Medea sognava di tornare alla Colchide e di rivedere i riti ai quali aveva partecipato, come in un incubo. Ma proprio tale sogno le conferiva la forza necessaria per compiere la vendetta. La regressione al mondo originario rende dunque possibile l’atto vendicativo.

 

Così, la prima morte di Glauce è un sogno di regressione; la seconda si realizza nella realtà, non più sul piano mitico, bensì per motivazioni psicologiche. Il destino si compie due volte: dapprima sul piano mitico, poi su quello psicologico.

Giasone e Medea si somigliano: sono lo stesso personaggio. L’antagonismo si stabilisce tra Giasone adulto e Medea. Giasone ha vissuto la medesima esperienza di Medea. Quando alla fine incontra il centauro sdoppiato, scopre che il sacro è ancora in lui. Se abbandona Medea, lo fa per ragioni profane — sposare la figlia del re — ma ne paga il prezzo, e la morte dei figli lo sconvolge. La vittoria è quella del sacro; tuttavia, essendo Giasone un debole, anche la sua sconfitta è quella di un debole. Solo Medea è pienamente tragica: non perde mai del tutto il senso del sacro. La sua desacralizzazione avviene in età adulta, bruscamente, come una caduta di san Paolo; ma è una conversione rovesciata. Giasone, invece, si “converte” lentamente, attraverso un’educazione laica.

Incontro con Pier Paolo Pasolini a proposito di Medea (1969), intervista di Andrée Tournès e R. Rouquette, su «Jeune Cinéma», n. 45, marzo 1970.

Medea (1970)

Maria Callas bacia Pier Paolo Pasolini durante le riprese di Medea. Göreme (Cappadocia), giugno 1969 © Pierre Boulat

Medea, Callas, Euridipe, Pier Paolo Pasolini, cinema, mitologia, antropologia, archivio città Pasolini

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Medea, Callas, Euridipe, Pier Paolo Pasolini, cinema, mitologia, antropologia, archivio città Pasolini
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