
Da Nevşehir, Pasolini scrive una lettera[43] ai lettori della rubrica Il Caos:
Caro lettore, sono molto lontano dall’Italia (a Nevsheir, una città della Cappadocia, nel centro dell’Anatolia); già da alcuni giorni non vedo un giornale italiano, non so cosa fanno i politici al governo e all’opposizione [...] Se dicessi queste cose a casa mia, mi si accuserebbe di essere una persona «fuori dal mondo» invece sono semplicemente «fuori dall’Italia».[44]
In questo testo, dopo aver stabilito un paragone fra le Nazioni italiana e turca, afferma che i problemi che gli occupano in quel momento sono i problemi del mondo moderno, cioè gli stessi per le due realtà. Questo mondo contemporaneo sta sostituendo il mondo precedente, distruggendolo: Vedere distruggere i vecchi villaggi cavernicoli della Cappadocia e veder distruggere i Sassi di Matera mi dà lo stesso dolore.[45] A Nevşehir dopo la preistoria vera e propria, si è avuta una seconda preistoria: che fu una secolare attesa, poi, della ragione occidentale. Questo concetto, quello della nuova preistoria o dopostoria, è un concetto presente nel corpus pasolinano già dal 1964: l'idea di una nuova preistoria. E cioè i miei sottoproletari vivono ancora nell'antica preistoria, nella vera preistoria, mentre il mondo borghese, il mondo della tecnologia, il mondo neocapitalistico va verso una nuova preistoria.[46]
Questo dolore sarà lo stesso che il poeta proverà nello Yemen quando, per cerca si salvare il suo patrimonio architettonico, giri il documentario appello all’UNESCO Le mura di Sana’a (1971):
Lo Yemen, architettonicamente, è il paese più bello del mondo. Sana'a, la capitale, una Venezia selvaggia sulla polvere senza San Marco e senza la Giudecca, una città-forma, la cui bellezza non risiede nei deperibili monumenti, ma nell'incompatibile disegno[...] È uno dei miei sogni, occuparmi di salvare Sana'a e altre città, i loro centri storici: per questo sogno mi batterò, cercherò che intervenga l'Unesco.[47]
Le mura di Sana'a (1971)
Titolo originale: Le mura di Sana'a (documentario in forma d'appello all'UNESCO)
Paese di produzione: Yemen
Anno: 1971
Durata: 13 min
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Produttore: Franco Rossellini
Fotografia: Tonino Delli Colli, Sebastiano Celeste (non accreditato)
Letteratura

