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I tagli del film di Pier Paolo Pasolini "I racconti di Canterbury"


"Quando ho girato "I racconti di Canterbury" era un periodo molto particolare, ero molto, molto infelice, non ero adatto per una trilogia nata all'insegna dellla spensieratezza, del sogno e anche del comico"

Pier Paolo Pasolini durante le riprese di I racconti di Canterbury (1972) © Archivi Mondadori Portfolio/ Riproduzione riservata

La ragione di questa grande infelicità la confessa Pasolini in una lettera all'amico Volponi e riguarda la fine del suo rapporto con Ninetto Davoli.

Nelle intenzioni, e nella sceneggiatura originale, Chaucer doveva "incorniciare" tutto il film, presentando i vari personaggi e le loro storie: lui stesso avrebbe dovuto raccontarne una, quella dell'inetto Ser Thopas, finendo per essere zittito e deriso per le sue scarse abilità narrative. L'episodio fu interamente girato, tra l'Inghilterra e le falde dell'Etna, poi montato e doppiato e alla fine tagliato. Così come nolte delle altre scene in cui appariva Chaucer. Intervenendo pratticamente in una notte sola, al Festival di Berlino, prima che la giuria (che poi premiò il film) lo potesse vedere nella forma originale.

E lasciandoci come testimonianza solo qualche foto del set, perché le scene tagliate sono tutt'ora introvabili. Lo stesso Pasolini non tornò più sull'argomento, finendo preda di una cupezza che l'avrebbe portato a girare Salò e a scrivere Petrolio.

Paolo Mereghetti, Così Pasolini mutilò Canterbury, Archivio Storico "Il Corriere della Sera"

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