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Pier Paolo Pasolini visita Praga nel gennaio 1965. Intervista e risposte ai lettori sulla rivista «Mladý svět» e il servizio fotografico inedito del Archiv B&M Chochola.

  • Immagine del redattore: Città Pasolini
    Città Pasolini
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Pier Paolo Pasolini nella Národní galerie Praha, gennaio 1965 © Václav Chochola /  Archiv B&M Chochola/ Tutti i diritti riservati
Pier Paolo Pasolini nella Národní galerie Praha, gennaio 1965 © Václav Chochola / Archiv B&M Chochola/ Tutti i diritti riservati



P. P. P. sono le tre iniziali del noto autore italiano Pier Paolo Pasolini. Recentemente a queste tre lettere se n’è aggiunta una quarta: P. come Praga, città che l’autore ha visitato insieme a una delegazione di scrittori e teorici italiani progressisti come Franco Ferri che è direttore dell'Istituto Gramsci o Rossana Rossanda, responsabile della sezione cultura del Comitato Centrale del Pci. Hanno incontrato il segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacco, Vladimír Koucký. Qui, per il tramite del nostro collaboratore E. Pampiglione, gli abbiamo rivolto una domanda al tempo stesso consunta e sempre attuale:


Come si trova a Praga?

«Accanto a Venezia e a Bologna, è la città più bella che abbia mai visto. Sono lieto di aver ascoltato, presso la chiesa di San Giacomo, la Messa di Ryba, e di aver assistito alla rappresentazione di Káťa Kabanová. Janáček è un grande compositore; in origine avevo intenzione di utilizzare la sua musica per il mio film Il Vangelo secondo Matteo. Attualmente sto lavorando a un nuovo film, Il padre selvaggio: l’azione si svolge in Africa ed è la storia di un giovane che studia in uno Stato neocolonialista. Mi sto inoltre dedicando a nuovi lavori letterari: un grande romanzo sull’Inferno di Dante nell’epoca moderna e un poema in versi, La maledizione di Dio, che è un libro dedicato a un santo medievale dichiarato eretico. Sono lieto di aver potuto conoscere non solo Praga stessa, ma anche gli autori locali, con i quali ho avuto occasione di dialogare a Dobříš; è incoraggiante constatare che soprattutto i più giovani siano estremamente intraprendenti.»



Pier Paolo Pasolini, autore italiano di cui non è necessario fornire una presentazione dettagliata, è noto al pubblico anche cecoslovacco soprattutto per il film Accattone, ambientato nel sottoproletariato romano, che ottenne uno dei principali riconoscimenti al Festival di Karlovy Vary nel 1962: premio al miglior regista. I lettori conoscono inoltre le sue opere letterarie, tra cui Le ceneri di Gramsci, pubblicate in traduzione. Quarantenne, residente a Roma, Pasolini ha visitato Praga insieme a una numerosa delegazione di scrittori e teorici progressisti italiani con l’intento di discutere con artisti e studiosi locali i problemi contemporanei della creazione artistica e il ruolo delle forze progressiste nella lotta contro il neofascismo, l’alienazione e l’automatismo della società neocapitalistica.


In Italia Pasolini gode di grande popolarità soprattutto tra i giovani, sia come autore sia come figura morale. Riceve lettere da ogni parte del paese: i giovani gli chiedono risposte a questioni alle quali non sanno dare soluzione autonoma. Egli risponde con sensibilità e profonda conoscenza dei problemi, maturata anche grazie alla lunga esperienza di contatto diretto con la gioventù delle periferie romane. Ciononostante, non sempre è compreso adeguatamente, a causa della complessità della situazione sociale italiana, divisa tra una gioventù progressista e settori legati al conformismo e all’ipocrisia della morale cattolica dominante.


Per offrire ai lettori un’immagine più diretta del pensiero dell’autore, pubblichiamo due sue risposte a domande poste dai lettori.


I. Lettera di un gruppo di giovani lettori


Caro Pasolini,ti scriviamo a nome di un numeroso gruppo di giovani di diversa estrazione sociale per incoraggiarti a continuare a scrivere, e a farlo su un numero ancora maggiore di giornali. Per te è forse facile affrontare coloro che — come spesso si sente dire — ti considerano una sorta di diavolo. Sappiamo dai giornali che sei molto impegnato, ma ti chiediamo di risponderci: perché non intraprendi un viaggio attraverso l’Italia e non apri una discussione pubblica sul miglioramento della condizione giovanile? Con i migliori saluti.


Risposta di Pier Paolo Pasolini


Non ho mai distinto un cosiddetto “problema giovanile” come questione autonoma. Se mai un problema particolare è stato intrecciato e assorbito da problemi generali, questo è proprio quello dei giovani. La scuola, la famiglia, le istituzioni, il problema del comunismo, il cattolicesimo e molte altre questioni costituiscono l’insieme da cui nasce, come riflesso, il problema della gioventù — e solo in quella misura. Finché non saranno risolti i problemi generali, anche quello giovanile resterà irrisolto; diversamente, esso diventa un pseudoproblema, oggetto di demagogia e sentimentalismo.


Lo schema della cosiddetta “crisi della gioventù italiana” è sempre stato semplicistico. I giovani rappresentano, in realtà, la speranza e la buona volontà della società, mentre gli adulti, nella loro generalità, appaiono spesso ottusi, prigionieri delle istituzioni sociali nelle quali sono progressivamente confluiti crescendo. So che mi esprimo in modo colorito, ma un giudizio su una società come la nostra non può che esserlo.


Voi giovani avete un solo dovere: introdurre la ragione in quel sentimento di ottusità che vi viene instillato dagli adulti attraverso il loro celebrato ipocrita conformismo e tramite istituzioni decadute e settarie. Tuttavia, una parte enorme di voi finisce per capitolare non appena viene catturata dalle necessità economiche, adattandosi e lasciandosi assimilare. A ciò si può sfuggire soltanto attraverso un esercizio rigoroso e implacabile dell’intelligenza e dello spirito critico. Altrimenti, non saprei che cosa consigliare ai giovani: sarebbe una litania noiosa e inutile.


II. Lettera di una lettrice sul tema della censura


Sostengo la lotta contro la censura. Sono sposata e ho due figli, di undici e cinque anni, e non desidero che vedano al cinema immagini indecenti. Mi sembra che la censura cerchi di limitare la corruzione…



Risposta di Pier Paolo Pasolini


Vostro figlio, quando sarà un giovane uomo, amerà quanto e come vorrà. Voi, forse senza rendervene conto, non vedete nulla di sbagliato in questo, anzi ne siete in fondo orgogliosa. E se vostra figlia fosse fortemente sessualmente orientata?


La “corruzione” è un concetto puramente relativo: si tratta di una questione sociale, non morale. In una società che considera le donne come schiave, è inevitabile che esse vengano giudicate “corrotte” nel momento in cui infrangono le regole del gioco. Non si tratta di reprimere, ma di educare.


La censura è un fattore mostruoso, perché non educa: ricorre alla violenza anziché alla persuasione, alla coercizione invece che alla collaborazione. Avendo dei figli, comprenderete certamente quanto sia sciocco fondare tutto sulla forza e sull’imposizione, invece che sul dialogo e sulla cooperazione. Il colpevole deve essere punito, naturalmente, ma a questo provvede il codice penale.


Se dite a un bambino: «Caro, non si ruba la marmellata perché rubare è brutto e perché ti farebbe stare male», e glielo dite con affetto, fate la cosa giusta. Lasciate aperta una relazione basata sul rispetto reciproco. Se poi il bambino, nonostante l’educazione affettuosa e la fiducia accordatagli, ruba lo stesso, allora deve essere punito. Questa è la differenza tra la censura, che è disumana, e la giustizia, che è un fatto umano.


P.P. PASOLINI, P.P.P. v P. (Pier Paolo Pasolini e Praga) su «Mladý svět», intervista di R. ERNEST, traduzione di E. PAMPIGLIONE, a. VII, n. III, 22 gennaio 1965, pp. 1-2. Traduzione all'italiano, Silvia Martín Gutiérrez.

Servizio fotografico: Václav Chochola / © Archiv B&M Chochola/ Tutti i diritti riservati https://www.vaclavchochola.cz/


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