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24 gennaio 1970, la rivista Tempo cancella la rubrica di Pier Paolo Pasolini Il Caos.

  • Immagine del redattore: Città Pasolini
    Città Pasolini
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 2 min
Pier Paolo Pasolini nella Berlinale 1972, Harry Croner © Bild Studio/Tutti i diritti riservat

Nel corso del 1969 si intensificano le tensioni tra Pasolini e la redazione di Tempo, che tende progressivamente a limitare l’autonomia dell’autore. Il direttore Cattedra, in una comunicazione del 20 gennaio 1970, riconosce di essere intervenuto con significativi tagli sul numero 4 della rivista e di aver disposto la soppressione della rubrica nel numero 5, motivando tale decisione con il carattere eminentemente politico degli interventi, giudicato non conforme all’impostazione prevista, orientata invece all’attualità e alla cronaca:


Come Lei vedrà, nel numero 5 di Tempo non appare la Sua rubrica. Avrà notato anche che nel numero precedente ho operato un grosso taglio a Il Caos. Non si tratta di censura, perché non me lo permetterei con Lei, come con nessun altro collaboratore di Tempo, e perché ciò non rientra nei miei compiti. Fa però parte dei miei compiti e dei miei doveri, nei confronti dei lettori, compiere altre scelte.


La rubrica non appare, e questo glielo dico chiaramente, soltanto perché Lei affronta temi specificamente politici, anzi direi tecnicamente politici, che non rientrano nella tematica de Il Caos. Lei mi può rispondere che tutto è politico, e io Le ribatto che non mi riferisco ai giudizi di tipo ideologico che Lei esprime, ma alla scelta degli argomenti che, specie negli ultimi numeri, si sono ristretti alla politica: argomenti che sono già ampiamente dibattuti dal giornale nelle apposite rubriche.


La rubrica Il Caos viene pertanto interrotta; la decisione è formalmente comunicata a Pasolini il 3 marzo successivo:


Volevo comunicarLe a voce la mia decisione di sospendere per sempre Il Caos. Poiché il mio rapporto con Lei non è improntato al «cinismo», Le avrei espresso in quell’occasione il mio sincero rammarico.


Le ragioni di questa decisione sono da ricercare nelle reazioni sfavorevoli del pubblico di Tempo (non tutto, certamente) alla Sua rubrica. Reazioni non sempre dovute a divergenti posizioni politiche o ideologiche, ma spesso al linguaggio che, per la sua complessità, diveniva in molti casi incomprensibile per il pubblico, il quale da un settimanale come il nostro si attende [sic].


Le polemiche, più adatte agli «addetti ai lavori», sulla semantica o sul cinema, sul cui valore non ho dubbi, non erano gradite dalla maggior parte dei lettori di Tempo, che si aspettavano, come avveniva nelle rubriche apparse precedentemente, un dialogo sui problemi di ogni giorno.


Lo scrittore tornerà a richiamare la cessazione della rubrica nel risvolto di Trasumanar e organizzar (aprile 1971), attribuendola alle proprie critiche nei confronti della presunta «equidistanza» di alcuni esponenti del potere, da lui interpretata come una sostanziale forma di sostegno alla destra:


È vero che da quasi un anno ho cessato la collaborazione a un rotocalco perché era impubblicabile una mia osservazione riguardante uomini influenti, i quali si dichiaravano «equidistanti» dai gruppi sovversivi di destra e dai gruppi sovversivi di sinistra; e prevedevo dunque con questo che si sarebbe arrivati all’attuale situazione, in cui si è costretti a ricordare il ’19, se non addirittura il ’22. La dichiarazione di equidistanza dai due corni estremi è oggettivamente un appoggio al corno destro.


P. P. PASOLINI, in Id., Dialoghi con i lettori, Note e notizie sui testi, in Saggi sulla politica e sulla società, pp.1803-1806; [Risvolto di «Trasumanar e organizzar»], Altri saggi della maturità, in Tutte le poesie, vol. II, pp.2603-2605.


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