Anna Magnani protagonista di Mamma Roma. Una contro tutti, intervista all'attrice dal set del film di Pasolini, di M. MAFFEI, pubblicata su «Noi Donne», 13 maggio 1962.
- 9 giu
- Tempo di lettura: 8 min
È tornata davanti alla macchina da presa con l'entusiasmo di una debuttante. Nel film di Pier Paolo Pasolini crea un personaggio nuovo e audace, quello di una donna sola, in lotta contro l'indifferenza di un'intera città.
«Mamma Roma è un personaggio nuovo, una donna che ha delle ambizioni piccolo-borghesi, sproporzionate al mondo in cui ha vissuto. È un personaggio bellissimo, una parte che mi fa sognare!».

Con queste poche, precise parole Anna Magnani spiega il motivo che l'ha convinta a tornare di nuovo davanti alla macchina da presa, dopo due anni di inattività. Produttori italiani e stranieri, registi famosi, per due anni l'hanno corteggiata, lusingata, offrendole contratti in bianco, ma Anna Magnani aveva sempre rifiutato ogni offerta. E se ne stava nel suo appartamento sui tetti di Palazzo Altieri, dal quale si vede mezza Roma, o nella sua villa al Circeo, aspettando l'occasione buona, la parte che la «facesse sognare»: gliel'ha offerta Pier Paolo Pasolini con il film Mamma Roma.
Per la verità, tutto era cominciato a Venezia la scorsa estate, durante il Festival. Sullo schermo del Palazzo del Cinema si proiettava Accattone, davanti a un pubblico attento di critici, giornalisti e attori, ma anche di curiosi, di gente che voleva vedere — e non senza qualche prevenzione — il film dello scrittore che, tutto a un tratto, si era messo a fare il regista. E c'era anche lei fra il pubblico, Anna Magnani. Dicevano che fosse venuta a Venezia apposta per vedere Il brigante di Castellani, regista al quale è legata da grande amicizia fin dai tempi in cui girarono insieme Nella città l'inferno, e per vedere appunto il film di Pasolini. E forse anche lei era un po' prevenuta.
L'avevo vista entrare nella sala: pantaloni verdi e camicetta a quadretti dello stesso colore, spettinata; il volto pallido, assolutamente privo di trucco, spiccava fra i visetti dipinti e abbronzati delle ragazze venute a Venezia per far colpo su registi e produttori, facendoli apparire di colpo scialbi e insignificanti.
Il film, com'è noto, ottenne un grande successo, anche se non mancarono dissensi e polemiche, e fra coloro che alla fine della proiezione applaudivano con maggior calore c'era anche lei, Anna Magnani. Fu così colpita da quel film, dalla sua drammatica realtà, che disse subito al produttore Alfredo Bini:
— Mi devi far fare un film con Pier Paolo!
Un soggetto su misura
Pasolini, dal canto suo, fu così lusingato dal fatto che colei che egli considerava una delle più grandi attrici del mondo volesse recitare in un suo film, che poco dopo si mise al tavolino e scrisse un soggetto apposta per lei: Mamma Roma.
La storia del film che ha convinto Anna Magnani a tornare sul set è una storia dei nostri giorni, di questa nostra epoca piena di contraddizioni e si svolge in un quartiere popolare romano, dove la gente si arrangia per vivere, in un mondo nemmeno sfiorato dal miracolo economico.
Di Mamma Roma, della sua storia, dei suoi rapporti con il figlio Ettore, mi aveva già parlato Pier Paolo Pasolini: «È una donna non più giovane», mi aveva detto, «dal passato burrascoso ma oscuro. Lei dà tre versioni diverse della sua relazione con il padre del figlio, ma in tutte e tre vi è un'analogia: la famiglia povera, uno sfondo ambientale sordido, il fascismo. Il nodo del personaggio è questo: Mamma Roma ha messo da parte dei soldi per realizzare il suo sogno, cioè cambiare vita e prendere con sé il figlio diciassettenne che ha vissuto sempre in campagna, presso una famiglia di contadini. Ma cambiare vita è una parola: proprio lì sta il problema, la tragedia. Perché il personaggio è complesso. Da una parte vi è la donna che ha avuto esperienze sordide, atroci e basta; dall'altra vi è la piccolo-borghese, per la quale il modello della vita perbene è quello insegnato dalla televisione, dalla radio, dalla stampa rosa, quello del moralismo piccolo-borghese.»
Nel film accade appunto che Mamma Roma pensa di rifarsi una vita dedicandosi a un piccolo commercio di frutta e verdura in un mercato rionale; affitta un appartamento nuovo e va a riprendersi Ettore dalla campagna.
I sogni sbagliati
Ma questo figlio che lei ama svisceratamente le è estraneo; non ha neppure la cognizione di ciò che egli vale, non si accorge che è una creatura indifesa, impreparata a vivere in città, priva d'istruzione e di qualsiasi aspirazione. Prescindendo completamente dalle qualità e dalle capacità del ragazzo, Mamma Roma vuole inserirlo nel mondo piccolo-borghese che lei ha conosciuto soltanto attraverso i rotocalchi e la televisione. Sogna per lui un «lavoro distinto»; si fa in quattro per farlo assumere come cameriere in un ristorante di lusso, frequentato da «signori», dove potrà indossare una bella divisa. Sogna per lui anche la fidanzata, che deve essere una ragazza alla sua altezza, non una ragazzina di borgata. Cerca di inserirlo nella vita della grande città, ma con idee sbagliate in testa, senza una vera coscienza di ciò che l'aspetta. L'amore per questo figlio la porta a fare follie; gli insegna perfino a ballare. Ma le sue ambizioni sono sproporzionate, irrealizzabili, e non fanno che portare il caos nell'esistenza del figlio.
«Io non amo fare film con attori», aveva detto ancora Pasolini. «Evito perfino i generici. Ma per Mamma Roma era impossibile trovare nella realtà una donna di trentacinque o quarant'anni che potesse interpretare un personaggio tanto complesso. Nemmeno un'attrice di medio calibro sarebbe stata all'altezza del ruolo. Solo una grande attrice come Anna Magnani poteva farlo.» Poi aggiunge: «Vi sono oggi nel mondo sette o otto grandi attori, e Anna Magnani è fra questi.»
Quando Anna Magnani gira un film è sempre un avvenimento: i giornali più importanti del mondo mandano i loro inviati, le riviste più ricche si assicurano l'esclusiva fotografica delle scene appena girate, e in questa ressa ci siamo inseriti anche noi, riuscendo a trascorrere alcune ore sul set.
Scene a ripetizione
Il giorno fissato per l'appuntamento si gira ad Acilia, un centro più vicino a Ostia che a Roma: nuovo, arido, con le sue case tutte uguali, con alcune strade ancora da asfaltare, senza nemmeno un bar. La scena che si svolge sotto i nostri occhi è una corsa in motocicletta di Mamma Roma e del figlio Ettore. Vista così, sulla moto, con i capelli al vento, una camicetta a grandi quadri, sorridente e disinvolta, Anna Magnani sembra una ragazza in gita domenicale. La scena si ripete più volte e, ogni volta, l'attrice chiede a Pasolini con la modestia di una debuttante: — Che te ne pare, Pier Pa'? Va bene così? Devo ridere di più?
Ma quando scende dalla motocicletta mi confessa candidamente: — Ho avuto una paura tremenda su quell'aggeggio. Mi sa tanto che il ragazzino non è molto pratico. Poi io dovevo trasmettergli la mia fifa, e questo lo rendeva ancora più impacciato!
Appena terminata questa scena, la troupe si sposta a Cecafumo, un quartiere popolare a sud della città, dove Mamma Roma ha installato il suo banco di frutta e verdura.
In attesa dell'inizio delle riprese, Anna Magnani mi fa sedere accanto a lei nella sua automobile per una chiacchierata. Ma subito la macchina viene circondata dai curiosi: sono le donne del quartiere che, in quelle prime ore del pomeriggio, stanno fuori di casa a prendere un po' di sole.
Si affacciano al finestrino e salutano l'attrice con familiarità, come se si trattasse di una persona conosciuta da sempre: — Come sta, signora? — Come sta suo figlio? — Signora, vorrei mostrarle le fotografie della mia bambina...
Anna Magnani risponde a tutte con gentilezza. — Chissà che cosa vedono in noi attori — mi dice. — Dei mostri!
Ma non è così. Queste donne amano Anna Magnani perché ha saputo interpretare i loro sentimenti in film indimenticabili come Roma città aperta, L'onorevole Angelina, Bellissima e tanti altri. Si sentono vicine a lei perché, anche nella vita reale, nonostante la fama, gli onori e i favolosi guadagni, ha sofferto, ha conosciuto amarezze e delusioni e può comprenderle.
Per sfuggire all'assedio delle ammiratrici ci rifugiamo nella roulotte, una piccola e confortevole stanza ambulante.
— Cara— mi dice — mi dispiace per lei, ma ho proprio paura che questa intervista non riesca bene, perché sono stanca, tanto stanca. Sono in piedi dall'alba. Sono già le tre del pomeriggio, un pomeriggio caldo e afoso.
— Vede — mi dice — non si può fare arte a ore fisse. Abbiamo lavorato tutta la mattina e adesso sono stanca...
No, un'intervista con Anna Magnani, anche quando è stanca e vorrebbe chiudersi fra le pareti della sua casa, liberarsi del personaggio che sta interpretando, non è mai una cattiva intervista, come lei teme. Eppure, nemmeno nell'attrice più sconosciuta ho mai avvertito una simile preoccupazione di non riuscire a dare il meglio di sé. Ma Anna Magnani, quando fa una cosa, la vuole fare bene, fino in fondo.
Indossa un paio di pantaloni neri, una maglietta nera e un foulard bianco intorno al collo. La osservo e mi domando com'è davvero questa donna che un noto pittore definì «la più bella del mondo».
Il suo volto è misterioso e imprevedibile: a volte stanco, drammatico, doloroso; altre volte bellissimo, giovane, pieno di gioia di vivere. — Come mai ha accettato di fare un film con un regista alle sue prime esperienze? — le chiedo.
Pietà per un personaggio
— Lei ha visto Accattone? Quando uno, al suo primo film, sa raccontare così con la macchina da presa, è già un grande regista.
— Quali sono i suoi rapporti professionali con Pasolini?
— Dei più affettuosi. C'è una stima reciproca. Ha un sistema molto nuovo di lavorare, con molti primi piani. Lui «scrive» con i volti degli attori. È difficile, perché non riesco a portare a termine un'emozione. Comunque è un'esperienza interessante.
— C'è qualche scena di questo film che le piace in modo particolare?
— Mi piace tutto. Ci sono alcune scene particolarmente significative: quando Mamma Roma va dal prete per chiedere un consiglio sull'avvenire da dare al figlio. Lui le suggerisce di ricominciare da capo, di mandarlo a fare il muratore. Le dice che ha sbagliato tutto. Ma lei non capisce, non può capire. È un'irresponsabile, ma non per colpa sua. È così perché sua madre era così, sua nonna era così, nessuno le ha mai insegnato a essere diversa.
L'inizio mi piace particolarmente: è piena di allegria perché sta per iniziare una vita nuova, ha una voglia matta di «decollare» e combina un sacco di pazzie.
È un film drammatico, ma non privo di comicità, come la vita stessa. In tutte le situazioni della vita ci sono aspetti comici e aspetti poetici.
— Il film, secondo lei, pone dei problemi?
— È un film che insegna a un'intera società. È pieno di poesia. I personaggi ispirano pietà, sono trattati da Pasolini con grande pietà. Io però non faccio l'attrice per lanciare messaggi: tragga il pubblico la morale che crede. Io faccio l'attrice per creare personaggi, per dare vita a emozioni, a figure vere e reali, anche disumane, come Medea, purché vi sia in loro un vero conflitto, purché abbiano una loro logica.
Ma trovare personaggi che mi piacciano è difficile. Ho letto tanti copioni e ne ho scartati moltissimi.
— Che ricordo conserva dell'America? — le chiedo ancora.
In America ha ottenuto enormi soddisfazioni. È considerata una grandissima attrice; le è stato assegnato un Oscar e il commediografo Tennessee Williams ha scritto opere apposta per lei.
L'arte a ore fisse
— In America sono stata bene — risponde — perché facevo cose che mi interessavano.
Tornando al personaggio di Mamma Roma, lei crede che possa insegnare qualcosa alle madri?
— Insegna ad amare i figli con lo stesso slancio con cui lei ama Ettore, ma a educarli in modo diverso. Le madri e i figli, nei loro rapporti, hanno sempre commesso errori e probabilmente continueranno a commetterne. Però Mamma Roma insegna che i figli bisogna tenerli vicini, vederli crescere; insegna ad amarli senza ambizioni sbagliate, senza pregiudizi, senza snobismi, ma con umiltà e con coscienza del mondo che li circonda.
Nelle strade della borgata tutto è pronto per girare.
Anna Magnani, che poco prima mi aveva detto di essere stanca, di non amare «l'arte a ore fisse», sembra già percepire nell'aria il ronzio della macchina da presa, il rumore del ciak.
La stanchezza è sparita e sul suo bellissimo volto sta calando la maschera di Mamma Roma. È già pronta a scendere fino in fondo nel personaggio, a dare vita alle sue ansie, alle sue gioie, alle sue emozioni, alla sua lotta disperata contro le ingiustizie, il male e l'indifferenza della società: sola, contro tutti.
Anna Magnani protagonista di Mamma Roma. Una contro tutti, intervista all'attrice dal set del film di Pasolini, di M. MAFFEI, pubblicata su «Noi Donne», n.19, 13 maggio 1962, pp.38-41.










