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«MA PERCHÉ, PERCHÉ MI PERSEGUITANO?», intervista a Pier Paolo Pasolini da Stoccolma, ottobre 1975, pubblicato su «Domenica del Corriere», 13 novembre 1975, n.46. pp.12-13.

  • 3 giorni fa
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Pier Paolo Pasolini durante il suo soggiorno a Stoccolma, ottobre 1975 © Birsel Battal/Tutti i diritti riservati
Pier Paolo Pasolini durante il suo soggiorno a Stoccolma, ottobre 1975 © Birsel Battal/Tutti i diritti riservati

Dopo la morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, i principali quotidiani e periodici italiani si trovarono a contendersi con grande urgenza gli ultimi materiali disponibili: fotografie inedite, dichiarazioni recenti, appunti e soprattutto l’ultima intervista. In un clima di forte concorrenza giornalistica e di attenzione pubblica immediata, ogni testata cercava di ricostruire le ultime ore dello scrittore e regista, dando forma a un mosaico frammentario ma potentissimo della sua figura finale.


In questo contesto, la Domenica del Corriere pubblicò alcuni stralci delle sue ultime interviste e dell’ultimo colloquio telefonico, offrendo ai lettori una testimonianza diretta del suo stato d’animo nei giorni immediatamente precedenti la morte:


«MA PERCHÉ, PERCHÉ MI PERSEGUITANO», intervista a Pier Paolo Pasolini da Stoccolma, ottobre 1975,  pubblicato su «Domenica del Corriere», 13 novembre 1975, n.46. pp.12-13.

Una settimana prima di morire Pier Paolo Pasolini concesse a casa sua, alla nostra redattrice Giovanna Grassi, una lunga intervista. L’intervista avrebbe dovuto apparire per intero, questa settimana, sulla Domenica del Corriere. Giovedì scorso, poco più di quarantotto ore prima di essere ucciso, Pier Paolo Pasolini era a Stoccolma ed ebbe, con il nostro corrispondente Francesco Saverio Alonzo, un amichevole e schietto colloquio. A mezzogiorno di sabato primo novembre, circa tredici ore prima della sua fine, Pier Paolo Pasolini chiamò per telefono la nostra redazione romana. Rispose Norberto Valentini. Pasolini doveva prendere con lui gli ultimi accordi per partecipare a una tavola rotonda della Domenica sulla censura televisiva. Delle due ultime interviste di Pier Paolo Pasolini e dell’ultimo suo colloquio telefonico con un giornalista pubblichiamo ora i brani che meglio servono a documentare, sul piano della cronaca, lo stato d’animo estremo di uno dei rari «spiriti inquieti» d’Europa – forse il solo, insieme a quello di Sartre, capace di tener desta la nostra coscienza denunciandone giorno per giorno, fino all’ultimo giorno, i compromessi.


Così disse Pasolini alla nostra redattrice Giovanna Grassi:


«Non passa giorno che io non mi senta accusare. Mia nipote Graziella, che vive con me e con mia madre, scende a prendere la posta e sono lettere d’insulti, di minacce, di ricatti. Mi aggrediscono con violenza volgare. C’è stato un tempo in cui moralmente sono stato quasi lapidato, ho subito processi, umiliazioni; eppure era diverso. Non che fossi io diverso: io credo di essere sempre stato lo stesso. Ma i tempi sono più feroci. Roma è diversa... Roma: e io amo ancora questa città! Non potrei lasciarla. Ho preso un casale nella campagna del Viterbese, potrei andarci con mia madre, ma non ho tempo. Non ho tempo per me. Roma è la mia città, del presente e del passato. Anche se adesso non la riconosco più.


«Dov’è più la grande capitale popolare, proletaria e sottoproletaria, con una sua profonda sanità? Io sono disperato per i fatti di violenza giovanile che qui si succedono e si moltiplicano. Quei fatti provocano in me una disperazione autentica. Io cerco di capire, con umiltà, nel ricordo dell’antico amore per questa città. Ma è difficile capire quanto farsi capire. Dopo il mio articolo sul Corriere della Sera dove dicevo che per i giovani la scuola media e la televisione sono assolutamente dannose, ho ricevuto solo telefonate infamanti. Sono stato aggredito per strada. E nessuno ha mostrato veramente di voler discutere con me!...


«Nel film che sto per girare, Ta kai ta, che in greco antico vuol dire “l’uno o l’altro”, racconterò la storia di un re mago che segue una stella cometa. E la cometa è l’ideologia, l’idea-forza che ci trascina, e sono io il re mago. Sarà il mio primo film del tutto autobiografico... Ho già scritto le scene chiave. Ce n’è una dove il re mago (me stesso) viene aggredito per strada e picchiato. Ce n’è un’altra nella quale l’uomo, il re mago, stanco e solo si addormenta e al suo risveglio teme d’aver perduto per sempre la cometa-ideologia...


«Dicevo degli insulti, delle offese che mi bersagliano, delle minacce, dell’incomprensione che sento come una ferita cattiva. Anche voi, forse senza accorgervene, mi avete insultato. Avete scritto sulla Domenica del Corriere che ho fatto dei Caroselli. Non è vero! Perché lo avete scritto? Forse vi potrà sembrare esagerato, ma questa cosa che avete scritto mi ha fatto soffrire come poche altre cose, perché è stata una mancanza di fiducia in me, nel genere umano...


«Non avete fiducia in me? Benissimo. Ma nelle mie idee si può aver fiducia, perché io mi batto per la consapevolezza dell’uomo con tutte le sue debolezze, le sue mezze verità, la sua riposta dignità. Voi non capite che arriverà un giorno prossimo in cui avremo paura anche di uscire di casa perché avremo gli aggressori alle spalle... E quel giorno non sarò più io solo a essere lapidato perché dico cose scomode: sono indifeso!»


A Stoccolma, giovedì 30 ottobre, Pier Paolo Pasolini si incontrò con il nostro corrispondente Francesco Alonzo, per il quale, anni fa, aveva accettato di scrivere una prefazione a un libro di poesie. Poiché Alonzo, a proposito dell’ultimo film di Pasolini Salò o le 120 giornate di Sodoma, aveva chiesto al poeta e regista se non temesse di venir «punito» per la violenza antineofascista, Pasolini rispose: «Mi meraviglio che abbiano ancora tentato di farlo, una volta per tutte».


Stoccolma aveva dedicato a Pier Paolo Pasolini un mese di celebrazioni in suo onore. Le ceneri di Gramsci, forse le poesie più provocatorie e costruttive di Pasolini, escono in Svezia in questi giorni. Tutti i suoi film verranno proiettati nelle prossime settimane. A proposito di Le ceneri di Gramsci, Pasolini disse a Stoccolma quando ormai le sue ultime ore scadevano:


«Ho scritto questo libro vent’anni fa, ma mi sembra che ne siano passati duecento. Il mondo è cambiato troppo in fretta. E noi, tutti qua, attoniti, a guardarci intorno senza sapere perché... I miei romanzi, Ragazzi di vita, Una vita violenta, li ho sofferti dentro di me prima di scriverli. Eppure non so se oggi li avrei scritti. Il mio passato è diviso da un taglio netto dal mio presente. Non vorrei nemmeno più vivere in Italia. Preferirei forse vivere in Marocco. La situazione italiana è irreparabilmente tragica: ho già detto che tutti i responsabili di essa dovrebbero essere messi sotto processo perché hanno rovinato la coscienza del nostro Paese. L’unica vera branca organizzata è quella della malavita».


Tornato da Stoccolma, sabato mattina, telefonò al nostro Norberto Valentini, che lo aveva cercato per la tavola rotonda della Domenica del Corriere:


«So che mi avete cercato», disse. «Vi chiamo io adesso perché il mio telefono non funziona. Il mio apparecchio è tra quelli messi fuori uso dall’attentato alla “centralina” dell’EUR tre settimane fa. Per ora la SIP mi ha dato un numero volante e mi arrangio. M’interessa la vostra tavola rotonda sulla censura in TV. Ci vengo anche per rispondere agli insulti di tanta gente. Per quand’è? Per il 6 novembre? Non potete anticipare a lunedì 3 novembre? Sono tornato a Roma perché ho saputo che sono pronte due copie del mio film Salò e avevo fretta di vederle e discuterle con gli amici. Forse le vedo oggi stesso, perché non venite anche voi? Vi richiamo io più tardi...»


Poche ore dopo Pier Paolo Pasolini fu ucciso. La cronaca ha appena notato che sulla sua auto, oltre a un fazzoletto insanguinato, c’era una copia del facsimile della rivista Il Politecnico di Elio Vittorini. Il Politecnico, uscito quando Pasolini era ragazzo e da poco ristampato, è a tutt’oggi la base dei grandi dibattiti politici e culturali del nostro tempo. Un dibattito tragico e irrisolto, da continuare.


«MA PERCHÉ, PERCHÉ MI PERSEGUITANO?», intervista a Pier Paolo Pasolini da Stoccolma, ottobre 1975, pubblicato su «Domenica del Corriere», 13 novembre 1975, n.46. pp.12-13.

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