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Pier Paolo Pasolini incontra Man Ray. Fregene, agosto 1975.



Man Ray, Pier Paolo Pasolini e Juliet (moglie di Man Ray), 27 agosto 1975, Fregene © Chris Makos Studio/Tutti i diritti riservati

L’estate del 1975 l’artista Man Ray è in Italia [1]. Accompagnato da sua moglie, Juliet Browner, si trova a Fregene, nota località turistico balneare frequentata da personalità del mondo dello spettacolo e della cultura. La copia è ospite di Luciano Anselmino, che gli ha lasciati un appartamento, un cottage tra la pineta e il mare. Oltre ad essere il dealer di Andy Warhol in Italia, Luciano Anselmino è anche il gallerista di Carol Rama, e di Man Ray. Anselmino, che aveva aperto la nota Galleria Il Fauno, nel maggio del 1968, a Torino, fu determinante nella divulgazione dell'opera di Man Ray in Italia nei primi anni Settanta.

Infatti, fu Anselmino a presentare Warhol a Ray a Parigi nel 1973. Il gallerista volle commissionare a Warhol una serie su Man Ray. La commissione di Anselmino comprendeva sei tele basate su foto scattate durante le riprese di Parigi. Nel servizio fotografico del 1973, Warhol immortala il suo eroe Dada, chiedendogli di togliersi gli occhiali, mettersi il berretto da marinaio e posare con un sigaro in bocca. Questo gruppo di ritratti furono il regalo che Warhol fece a Man Ray per il suo 85 compleanno, festeggiato a Fregene il 27 agosto.


La stampa italiana, una volta era venuta a sapere della presenza di questi illustri ospiti nel Paese, si era affrettata a fotografare Man Ray. È questo il caso del settimanale Panorama. Questa pubblicazione inviò il fotoreporter Mimmo Frassineti il 3 luglio per immortalare l’artista dell’avant-garde. Un servizio fotografico di ben oltre 12 scatti che ritraggono Ray davanti a una scacchiera e una tazza di caffè, tenendo tra le dita un sigaro toscano.[2] L’artista del Surrealismo e del Dadaismo ha in questo momento 84 anni e tra poco avrebbe inaugurato una grande mostra a Roma, Man Ray l'occhio e il suo doppio, al Palazzo delle Esposizioni.


La casa in cui soggiorna Man Ray è il punto d’incontro di diverse personalità culturali tra i quali Carol Rama[3] o Raffaele Curi[4]. Il giorno del compleanno di Ray arriva una visita inattesa. Si tratta di Pier Paolo Pasolini. L’autore che quei giorni di agosto si trova nella casa di Sabaudia, quasi a ridosso del promontorio del Monte Circeo, vuole parlare con Ray. Pasolini è molto interessato a parlare con lui del suo nuovo film e anche a poter usare il disegno che Ray fece nel 1938 su De Sade. È un’incontro informale, tutti portano abiti comodi e informali. Man Ray riceve Pasolini con una camicia gialla e una coperta a quadri perché ormai a bisogno di una sedia a rotelle. Porta i suoi occhiali e fuma i soliti sigari toscani. Pasolini indossa una canottiera verde scuro, una catenina con la medaglia d’oro e forse quei jeans con taglio svasato che conosciamo di altre fotografie di allora. La catenina porta una medaglia greca che aveva avuto in regalo dalla Callas e che dopo la sua morte è finita nelle mani di Ninetto Davoli.


Pasolini e Ray si siedono nel salotto, in un tavolo con tovaglia a quadrettoni verdi e bianchi. Ce ne sono alcuni oggetti sopra, il portacenere, diverse polaroid, un bicchiere e una piccola radio portatile. Man Ray fa vedere Pasolini il catalogo della sua prossima mostra a Roma, tra le opere che potrà vedere il pubblico c’è una che interessa molto a Pasolini.[5] Il poeta si era innamorato del disegno fatto da Man Ray su De Sade. Voleva infatti usarlo come locandina del suo nuovo film, cosa che poi però non accade.


Fermiamoci un attimo in questo ritratto del Divino Marchese. I vari ritratti di Sade fatti da Man Ray, erano culminati in un dipinto del 1938 intitolato Portrait imaginaire de D.A.F. de Sade in cui si raffigura il volto incombente di un Sade maturo e carnoso, il cui viso è alquanto mostruoso, persino grottesco. Il suo aspetto rivoluzionario è sottolineato dalla Bastiglia in fiamme sullo sfondo e da una piccola iscrizione dipinta in basso, una citazione di Sade, che recita: Afin que les traces de ma tombe disparaissent du dessus de la surface de la terre comme je me flatte que ma mémoire s'effacera de l'esprit des hommes. (Tradotto approssimativamente: In modo che le tracce della mia tomba scompaiano dalla superficie della terra mentre mi lusingo che la mia memoria svanisca dallo spirito degli uomini).


Ray ha spiegato che la colorazione nel dipinto ha lo scopo di collegare indissolubilmente Sade con la Bastiglia e con la fondazione della stessa Parigi, come se fosse parte del tessuto della città che ha dato vita al Surrealismo. Ha detto: “È grigio perché l'ho dipinto come le pietre della Bastiglia! Perché dopo che la Bastiglia è stata smantellata, a Parigi è stato costruito un mucchio di cose con le sue pietre, diversi ponti, diversi edifici. Ecco perché sono grigi ed ecco perché il ritratto di Sade è grigio”.[6]


Quando Pasolini e Man Ray parlano su De Sade, il poeta spiega all'artista come ha strutturato il suo nuovo film. Nella prefazione che Pasolini scrive per il catalogo della mostra di Andy Warhol a Palazzo dei Diamanti, Ladies and Gentlemen (26 ottobre-8 dicembre 1975) racconta come Ray non abbia compreso la sua idea di ambientare il film nella Repubblica fascista di Salò:


Parlando con Man Ray del mio film Le 120 giornate di Sodoma c’è stato un punto in cui il mio interlocutore non ha capito. Man Ray è lucido, intelligente, presente. Il suo manierismo è fresco come quarant'anni fa. Non c’è nessuna ragione al mondo per cui egli non possa capire qualcosa. [7]


Dice Pasolini che a Ray gli sfuggiva proprio il fatto che Salò fosse stata la capitale di una repubblica fascista e si domanda anche se Warhol gli avrebbe capito meglio: Ma è significativo per Warhol il 1945, e la parola Salò gli dice qualcosa?[8]


Il testo di Pasolini, racconta Franco Farina, allora direttore del Palazzo dei Diamanti, non fu inserito nel catalogo. Soltanto in una mostra del 1988 a Venezia, organizzata da Carlo Monzino, il saggio di Pasolini fu preso in considerazione.[9]


Il giorno del compleanno di Ray c’erano anche due fotografi, l’ americano Chris Makos e Dino Pedriali. Nel giorno del compleanno di Man Ray, il 27 agosto, l’americano Chris Makos lo raggiunge a Fregene. Il fotografo era ben inserito in un mondo di personaggi leggendari, da Tennessee Williams a Debbie Harry e David Bowie. Dell’opera di Pasolini, Chris Makos, importante figura della controcultura, conosceva soltanto alcuni film, naturalmente quelli più noti al pubblico americano. Quando si svolse l’incontro a Fregene, accanto a Man Ray, il fotografo capì subito la forza fotografica del poeta. Dal momento che Pasolini non parlava inglese e il fotografo americano non conosceva molto l’italiano, il risultato del loro incontro ebbe luogo attraverso il mezzo fotografico.


Le fotografie che fece Makos troviamo diversi tipi. Il primo ci fa vedere Pasolini in primo piano, ci sono quattro scatti, in realtà ritratti di tre quarti. Pasolini è inusualmente sorridente anche ha il viso stanco. Poi ci sono anche due primi piani di Ray che fuma la sua sigaretta e sorride al fotografo. Per ultimo, Makos scatta cinque fotografie in cui in tre c’è Juliet Browner con Ray e Pasolini e in altre due, anche Luciano Anselmino e Raffaele Curi. Un servizio, quello di Makos, che fa parte della mostra Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo a Villa Manin.


Di questo interessante incontro fu anche testimone un giovane fotografo Dino Pedriali, allora l’assistente di Anselmino Pasolini parlò anche del suo lavoro per la mostra di Warhol anche se comunicazione non era molto scorrevole poiché Pasolini non parlava bene francese e Man Ray non parlava italiano. Con Pedriali fu diverso, il fotografo portò un volume di Ragazzi di vita per avere l’autografo del suo autore. Posso fotografarti? chiese Pedriali, che era già stato assistente di Andy Warhol, cosa di cui Pasolini non era a conoscenza. Pasolini ha detto che non gli interessava, ma se volevo fare delle foto mentre stava montando Salò, allora ci avrebbe pensato meglio. Ho subito detto che non mi interessava, ma volevo solo registrarlo come scrittore.[10]


Vieni a casa mia all'EUR dopo la Fiera del Libro di Francoforte e parleremo di più, disse Pasolini a Pedriali. L’appuntamento decisivo avverrà a ottobre, dapprima a Sabaudia e poi alla Torre di Chia.


Silvia Martín Gutiérrez. L'incontro fra Pasolini e Man Ray, Città Pasolini, 15 novembre 2022. Tutti i diritti riservati.

[1] L’agosto dei peronaggi che contano su Il Corriere della sera, lunedì 4 agosto 1975, p.12. [2] Frassineti, Mimmo. Incontro con Man Ray, Fregene, 1975 su Social Photo Laboratory, 4 settembre 2014. [3] Fotografia di Carol Rama nella casa di Anselmino a Fregene, estate 1975. Archivio Carol Rama. [4] Diverse fotografiein cui vediamo l’attore nella casa di Anselmino a Fregene, estate 1975, come quelle di Chris Makos. [5] Antologica dedicata a Man Ray a Palazzo delle Esposizioni a Roma (1975) TEMPI NOSTRI / T1392 di Archivio Luce Cinecittà [6] Bourgeade, Pierre. Bonsoir, Man Ray, Belfond, 2ª ed.1990, pp.90-101 [7] Pasolini, Pier Paolo. Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, Milano: Luciano Anselmino (1976). Ora in Saggi sulla letteratura e sull’arte, Tomo II, Milano: Meridiani Mondadori (1999) [8] Ibidem [9] Hickson, Patricia. Warhol & Mapplethorpe: Guise & Dolls. Wadsworth Atheneum Museum Of Art, 2015, p.46. [10] Schwartz, Barth David. Pasolini, requiem, The University of Chicago Press, 1992, p.611

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