Una intervista con Pasolini, regista di “Accattone". Alle prese con il mito di Edipo, di F.CALDERONI, pubblicata su «Avanti!», luglio 1967.
- Città Pasolini

- 29 mag
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Pier Paolo Pasolini, autore e intellettuale forse più discusso dopo D’Annunzio, che getta sistematicamente lo scompiglio e il dubbio d’una passione senza limiti nelle polemiche culturali, estetiche e ideologiche, sa trovare una rara autonomia nel gioco pericoloso del dialogo cattolici-marxisti; ed è di nuovo al lavoro.
Il Pasolini cineasta, che quasi prescindendo dalla tecnica (quella classica, con le sue regole e universali convenzioni hollywoodiane o neorealiste), seppe offrire con Accattone una sincerità non contaminata da orpelli e bugie di populismo-spettacolo, ha continuato per la sua strada e ha cercato fra le ambigue dimensioni della realtà e della ideologia l’ipotesi poetica che costantemente lacerasse il tessuto retorico delle mezze-verità politiche, sentimentali, sociologiche, esistenziali ecc.
Con Uccellacci e uccellini il discorso sulla morte dell’ideologia — almeno quella ufficiale, che l’intellettuale di sinistra aveva accettato negli anni post-stalinisti — diventa un gioco di metafore denso di significati e non certo disimpegnato come qualcuno sosteneva.
Con l’episodio La Terra vista dalla Luna ne Le streghe, Pasolini accentua il carattere favolistico ed emblematico del suo cinema, vivificandolo con la fantasia mimica e la maschera grottesca di Totò.
L’Edipo Re è il nuovo film che Pasolini si appresta ad ultimare e che Luigi Chiarini vorrebbe a Venezia quest’anno per dare alla rappresentanza italiana nuovo e più indiscusso lustro. Il regista de Il Vangelo secondo Matteo ha rilasciato la seguente intervista.
L’Edipo Re andrà dunque a Venezia?
«Me lo auguro. Lavoro intensamente per questa ragione dato che Chiarini mi ha sollecitato in questo senso. Purtroppo non posso essere sicuro che il film sia pronto per Venezia, dato che il montaggio è il momento sempre fra i più importanti e angosciosi per me. Girare è bello, terribile è decidere quale dovrà essere l’immagine da togliere e quella da mantenere.»
Come sarà il suo Edipo?
«È la domanda giusta ma presuppone in chi deve rispondere un’idea precisa di ciò che ha fatto. Niente più del cinema rivela la verità molto tempo dopo che l’opera è finita. Posso dire semplicemente che la teoria mi interessava; v’era in me autentica gioia nel rappresentare il personaggio di Edipo, ecco tutto!»
D’accordo, lei non sa con precisione ciò che sarà il film, ma può almeno anticiparne la sua impostazione narrativa?
«Il film è suddiviso in quattro parti. La prima è un documentario poetico su un’infanzia moderna; la seconda svolge la parte mitica dell’antefatto; la terza è né più né meno che la tragedia di Sofocle essenzializzata e tradotta in prosa; l’ultima parte…»

Ogni episodio ha un suo stile particolare?
«No, assolutamente. Lo stile è lo stesso del mio cinema, del Vangelo e delle altre cose che ho fatto, e non v’è differenza di stile nelle quattro parti in cui è idealmente e narrativamente suddiviso il film.»
Dove sono state girate le diverse parti?
«L’infanzia di Edipo nella Bassa Lombarda, in un piccolo paese del Lodigiano. Il personaggio è un giovane piccolo borghese figlio di un ufficiale e l’ambiente storico (il fascismo) è appena intravisto. La seconda e la terza parte sono state girate in Marocco, precisamente nel Sud del paese, nella parte berbera dove si possono trovare paesaggi e villaggi arcaici. Non dimentichiamo che la Grecia di Edipo è assai precedente a quella in cui visse Sofocle: pressappoco è la Grecia di Cnosso. La quarta parte comincia a Bologna, quindi si sposta nella Milano industriale e per finire nel paese natale di Edipo, dove il personaggio forse va a morire. Questo finale è una specie di frammento dell’“Edipo a Colono”.»
C’è qualcosa che differenzia questo suo ultimo film dai precedenti?
«Penso di sì. Anzitutto questo non è un film corale ma solo di personaggi. Questo credo sia una caratteristica del tutto inedita. In secondo luogo in Edipo v’è una storia d’amore violentissima, di una violenza carnale che non ha eguali nei miei ricordi e che non rammenta certo l’amore pudico fra Stella e Accattone. Naturalmente tale violenza trova una ragione d’essere nel fatto che la passione amorosa si scatena fra madre e figlio.»
Come definirebbe il film dal punto di vista ideologico?
«Qualcuno dirà che è un film disimpegnato per il fatto che Edipo torna alla fine nel luogo dove vide la madre per la prima volta, cioè nel paese natale. Io definirei il film ambiguo, nel suo significato più problematico, stilisticamente costruito cioè secondo quel metodo del “canone sospeso” che Roland Barthes usò per Brecht. Nel film non ho voluto definire alcun rapporto, ho descritto le cose e basta, lasciando alle cose il loro senso enigmatico.»
Quali altri problemi ha dovuto affrontare nel film?
«Il problema del colore. Per ragioni produttive il film l’ho dovuto girare a colori e naturalmente l’ho usato come un fatto di gusto. Per i colori del Marocco il problema è stato semplice in quanto si trattava di rendere colori assoluti quali il rosa, l’ocra e il verde. Maggiori difficoltà si sono poste per la parte europea, coloristicamente molto più arlecchinesca. Come già le ho detto, in questo secondo caso mi sono affidato al mio gusto.»
Vuol dirci qualcosa degli attori?
«Dunque, come lei sa, il cast del film è composto da Franco Citti (Edipo), Silvana Mangano (Giocasta), Julian Beck (Tiresia), Carmelo Bene (Creonte), Alida Valli (Merope), Ninetto Davoli (il messaggero). Sono assai soddisfatto di tutti gli attori che ho scelto, in particolare della Mangano che non sfigura affatto accanto a Franco Citti.»
«Mi spiego in che senso. È difficile per un’attrice reggere al confronto con un interprete naturale, istintivo e immediato come Citti; eppure Silvana Mangano riesce a reggere splendidamente al confronto e costituisce per me una sorpresa in assoluto, anche se avevo già avuto modo di apprezzarla nell’episodio de Le streghe.»
Quali sono i suoi progetti più immediati?
«Credo che mi dedicherò a scrivere qualcosa per l’episodio che devo realizzare in Vangelo ’70.»
P.P. PASOLINI, Un'intervista con il regista Pasolini di “Accattone". Alle prese con il mito di Edipo, Il nuovo film sarà presentato alla mostra di Venezia. Tutto è centrato sui personaggi. Il cast degli attori, di F.CALDERONI, pubblicata su «Avanti!», 16 luglio 1967, p.11.

