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  • Immagine del redattoreCittà Pasolini

31 ottobre 1975. Intervista francese di Pier Paolo Pasolini su "Salò"

Aggiornamento: 25 ott 2022

Di ritorno dalla Scandinavia, Pasolini fece tappa a Parigi il 31 ottobre 1975; fu ospite del programma “Dix De Der” trasmesso dalla Tv francese Antenne 2. L’intervista fu realizzata in occasione della presentazione in Francia del suo ultimo film Salò o le 120 giornate di Sodoma.




- Lei pensa che i cineasti si siano spinti oltre…

- No, i cineasti no. Forse i produttori di pellicole cinematografiche.


- Quando uscirà il suo ultimo film Le 120 giornate di Sodoma, pensa che scandalizzerà ancora una volta?

- Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere. Chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, è il cosiddetto moralista.


- Il sesso è politica?

- Naturalmente.


- E la scatologia?

- Anche la scatologia è politica. Non c’è nulla che non sia politico.


- E il cannibalismo?

- In certi ambienti è un fatto politico reale. In altri un fatto politico metaforico.


- Lei crede che sia il modo migliore per sbarazzarsi dei propri nemici politici?

- Ho fatto proprio in questi giorni due modeste proposte alla maniera di Swift. Ho proposto di divorare gli insegnanti della scuola dell’obbligo e i dirigente della televisione italiani. Sono coriacei. Abbiamo dei buoni stomaci.


- Ha sempre lo stesso odio per i borghesi e la borghesia?

- Non si tratta di odio, è qualcosa di più e di meno. Devo piuttosto rinunziare a questa specie di odio perché in Italia sono tutti diventati borghesi.


- Quando sono i borghesi a decretare il successo di un suo film, la rende triste saperlo?

- Non succede mai che siano dei borghesi a decretare il successo di un mio film. Sono le élites borghesi, quelle a cui io stesso appartengo.


- Perché oggi non è più militante?

- In che senso?


- Non è più militante politico.

- Lo sono più che mai. Non sono mai stato iscritto ad un partito politico. Sono un indipendente di sinistra e continuo a militare più che mai.


- Prova mai nostalgia dei tempi in cui la gente la insultava per strada?

- Mi insultano ancora.


- E lei prova un certo piacere?

- Se non lo rifiuto è perché non sono un moralista.


- Quale qualifica professionale preferisce? Poeta, romanziere, dialoghista, sceneggiatore, attore, critico, regista?

- Nel passaporto c’è scritto semplicemente scrittore.


- Perché ha circondato le riprese delle 120 giornate di un grande mistero?

- È stato girato nel mistero perché così si opera bene, nel mistero. Ho cercato di difendermi più di altre volte perché c’erano dei pericoli immediati, incombenti, niente di speciale.


- Cosa intende per pericoli immediati?

- L’apparire di qualche moralista che richiede di essere scandalizzato.


- Lei pensa che sia stata quella di Salò l’epoca della grande decadenza?

- È stata la decadenza del periodo hitleriano, non certamente quella del grande capitalismo occidentale.


- In questo film un centinaio di ragazzi e ragazze vengono sottoposti a trattamenti particolarmente crudeli, a supplizi e oltraggi. Come li ha scritturati questi cento ragazze e ragazzi?

- Per la verità ho seguito i numeri che per Sade sono magici, il numero quattro. Le vittime sono in tutto una ventina, non un centinaio. Per sceglierli ho semplicemente fatto come per tutti gli altri film: ho incontrato migliaia di persone e ho scelto quelle che mi sembravano ideali.


- Ci sono attori masochisti?

- Se li ho scelti, vuol dire che lo sono.


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