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"A P. P. P., in nessun posto". La poesia di Elsa Morante a Pasolini, 13 febbraio 1976

Il manoscritto della poesia è conservato presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma (Arc. 52 I 4/4, cc. 6-8.) all’interno dell’Archivio Morante donato da Carlo Cecchi nel 2007. Le carte autografe del componimento sono apparse inizialmente in formato fotografico nel catalogo della mostra: Santi, Sultani e Gran Capitani in camera mia. Inediti e ritrovati dall’Archivio di Elsa Morante, a cura di Giuliana Zagra, Bncrm 2012.



Pier Paolo Pasolini con Elsa Morante, Graziella Chiarcossi e Susanna Colussi a Matera (1964) per le riprese del film "Il vangelo secondo Matteo" © Angelo Novi/Cineteca di Bologna/Tutti i diritti riservati


E così,

tu – come si dice – hai tagliato la corda.

In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato

e alla fine te ne sei persuaso

anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.

I vecchi ti compativano dietro le spalle

pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami

e i “giovani” ti sputavano in faccia

perché fascisti come i loro babbi

(già, tu glielo avevi detto, però

avevi sbagliato in un punto:

questi sono più fascisti dei loro babbi)

ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro

ti chiedevano la propaganda per i loro volantini

e i soldi per le loro squadrette.

E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti sdavi.

E loro pigliavano e poi: “lui dà”

– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –

“per amore di se stesso”. Viva, viva

chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.

Loro odiano gli altri come se stessi

e in tale giustizia magari si credono

di fondare una rivoluzione.

Loro ti rinfacciavano la tua diversità

intendendo con questo: l’omosessualità.

Difatti, loro usano il corpo delle femmine

come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.

Il corpo delle femmine è carne d’uso

ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!

Questa è la loro morale. Se una femminella di strada

avesse assassinato uno dei loro

non la giustificherebbero perché immatura.

Ma in verità in verità in verità

quello per cui tu stesso ti credevi un diverso

non era la tua vera diversità.

La tua vera diversità era la poesia.

È quella l’ultima ragione del loro odio

perché i poeti sono il sale della terra

e loro vogliono la terra insipida.

In realtà, LORO sono contro-natura

e tu sei natura: Poesia cioè natura.

E così, tu adesso hai tagliato la corda.

Non ti curi più dei giornali

– la preghiera del mattino – con le crisi di governo

e i cali della lira, e decretoni e decretini

e leggi e Leggione. Io spero

che un’ultima grazia terrena ti resti ancora – per poco –

ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei

– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto

dove ti trovi ora di passaggio –

che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate

e fughe dei capitali e tasse evase

e delle loro carriere ecc. Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo […]

prima di tornartene

al Paradiso.

Tu eri un povero

e andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri

per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,

nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda

come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri

per bisogno d’amore degli altri.

Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,

e invece non lo eri. DIVERSO, ma perché?

Perché eri un poeta.

E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.

Ma tu ridi[ne].

Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa

e vattene con le tue poesie solitarie

al Paradiso.

Offri il tuo libro di poesia al guardiano del Paradiso

e vedi come s’apre davanti a te

la porta d’oro

Pierpaolo, amico mio


(Roma, 13 febbraio 1976)



Elsa Morante. "A P. P. P., in nessun posto" poesia a Pier Paolo Pasolini. Roma, 23 febbraio 1976. Biblioteca nazionale centrale di Roma (Arc. 52 I 4/4, cc. 6-8.) all’interno dell’Archivio Morante
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