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Ad Allen Ginsberg, lettera di Pier Paolo Pasolini (1967)


Pier Paolo Pasolini e Allen Ginsberg si incontrarono per la prima volta durante il soggiorno americano di Pasolini e poi, l’anno seguente, a Milano, quando Ginsberg viene in Italia, nell’ottobre del 1967. Come ricorda Fernanda Pivano, Ginsberg soggiornò in Italia alcuni mesi e incontrò alcuni intellettuali, tali come Eugenio Montale eppure Salvaotre Quasimodo. Inoltre, nella casa di Pivano conobbe Umberto Eco ed Enrico Fillipini. Un giorno, a Milano, Pasolini incontrò Ginsberg nella lussuosa casa che Nanda Vigo aveva sistemato per Spaggiari. Pasolini e Ginsberg ebbero bisgono di un traduttore, in una panchina di pietra e durante un paio di ore Pivano fece di traduttore e si accorge della nascita di una bellissima amicizia che stava nascendo tra i due scrittori.


Pier Paolo Pasolini a Roma, 1967 © Franco Vitale/Riproduzione riservata


La lettera che Pasolini scrive il giorno dopo il loro incontro del 1967 ci aiuta a capire cosa davvero lo colpisca del poetare ginsberghiano:


A Allen Ginsberg – New York

[Milano, 18 ottobre 1967]

…..Caro, angelico Ginsberg, ieri sera ti ho sentito dire tuto quello chi ti veniva in mente su New York e San Francisco, coi loro fiori. Io ti ho detto qualcosa dell´Italia (fiori solo dai fiorai). La tua borghesia è una borghesia di PAZZI, la mia una borghesia di IDIOTI. Tu ti rivolti contro la PAZZIA con la PAZZIA (dando fiori ai poliziotti): ma come rivoltarsi contro l´IDIOZIA? Ecc. Ecc. Queste sono state le nostre chiacchiere. Molto, molto più belle le tue, e te l´ho anche detto il perché. Perché tu, che ti rivolti contra I padri borghesi assassini, lo fai restando dentro il loro stesso mondo… classista (sì, in Italia ci esprimiamo così), e quindi sei costretto e inventare di nuovo e completamente – giorno per giorno, parola per parola – il tuo linguaggio rivoluzionario. Tutti gli uomini della tua America sono costretti, per esprimersi, ad essere degli inventori di parole! Noi qui invece (anche quelli che hanno adesso sedici anni) abbiamo già il nostro linguaggio rivoluzionario bell´e pronto, con dentro la sua morale. Anche I Cinesi parlano come degli statali. E anch'io – come vedi. Non riesco a MESCOLARE LA PROSA CON LA POESIA (come fai tu!) – e non riesco a dimenticarmi MAI e naturalmente neanche in questo momento – che ho dei doveri linguistici.


Ezra Pound, Allen Ginsberg e Fernanda Pivano, a Portofino. 23 settembre 1967 © Ettore Sottsass/Riproduzione riservata

…..Chi ha fornito a noi – anziani e ragazzi – il linguaggio ufficiale della protesta? Il marxismo, la cui unica vena poetica è il ricordo della Resistenza, che si rinnovella al pensiero del Vietnam e della Bolivia. E perché mi lamento di questo linguaggio ufficiale della protesta che la classe operaia attraverso i suoi ideologi (borghesi) mi fornisce? Perché è un linguaggio che non prescinde mai dall´idea del potere, ed è quindi sempre pratica e razionale. Ma la Pratica e la Ragione non sono le stesse divinità che hanno reso PAZZI e IDIOTI I nostri padri borghesi? Povero Wagner e povero Nietzsche! Hanno preso tutta loro la colpa. E non parliamo poi di Pound!

Pier Paolo Pasolini "Lettera ad Allen Ginsberg" in "Lettere (1955-1975)" a cura di Nico. Naldini. Torino: Einaudi (1988) pp. 631-632.

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