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  • Città Pasolini

Pasolini e Allen Ginsberg, cammini incrociati.


Pier Paolo Pasolini al Queens College, Università di New York, 1969 © Louis Draper/Virginia Museum of Fine Arts Library/Tutti i diritti riservati

Pier Paolo Pasolini e Allen Ginsberg si incontrarono per la prima volta durante il soggiorno americano di Pasolini per la partecipazione del New York Film Festival, nel 1966. Durante il festival il fotografo Elliott Landy fotografa Jonas Mekas, Ginsberg e anche Pier Paolo Pasolini, ma separatamente. Proprio in questo primo soggiorno newyorchese, Richard Avedon fece un servizio fotografico a Pasolini destinato alla pubblicazione Vogue Italia, che non vide mai la luce. Propio in quello shooting Pasolini si interessa per il ritratto di Ginsberg nudo del 1964.


L'anno seguente i due poeti si sono ritrovati a Milano, nell'ottobre del 1967. Come ricorda Fernanda Pivano, Ginsberg soggiornò in Italia alcuni mesi e incontrò alcuni intellettuali, tali come Eugenio Montale eppure Salvatore Quasimodo. Inoltre, nella casa di Pivano, Ginsberg conobbe Umberto Eco, Enrico Filippini e anche Ezra Pound.



Un giorno, a Milano, Pasolini incontrò Ginsberg nella lussuosa casa che Nanda Vigo aveva sistemato per Spaggiari. Pasolini e Ginsberg ebbero bisogno di un traduttore, in una panchina di pietra e durante un paio di ore Pivano fece di traduttrice e si accorse della nascita di una bellissima amicizia che stava nascendo tra i due scrittori:


Tanti anni fa, trenta, quaranta, eravamo a Firenze e siamo andati con Ginsberg a vedere un l'Edipo re di Pasolini. All'uscita un ragazzo dolce, gentile, gli ha chiesto: "Are you Mr. Allen Ginsberg?" e lui gli ha risposto impassibile: "One of them", uno di loro.


Allen Ginsberg speaking at Goucher College, 1969 © Ellis J. Malashuk/The Baltimore Sun, Maryland/Tutti i diritti riservati

Il 18 ottobre 1967 Pasolini scrive una lettera "Caro, angelico Ginsberg". Anni dopo, quando il poeta tornerà negli Stati Uniti, per una proiezione del film "Teorema" al MoMA, il suo fascino per l'America è scomparso: "Dov’è scomparso Ginsberg?".


Più avanti Ginsberg si farà fotografare di nuovo da Richard Avedon in un servizio che mette al centro l'argomento del corpo. Ricorda in certo modo quel "Fotografami qui, sarà uno scandalo" di Pasolini a Pedriali, per il servizio nella Torre di Chia nel 1975.




La lettera che Pasolini scrive il giorno dopo il loro incontro del 1967 ci aiuta a capire cosa davvero lo colpisca del poetare ginsberghiano:


A Allen Ginsberg – New York

[Milano, 18 ottobre 1967]

…..Caro, angelico Ginsberg, ieri sera ti ho sentito dire tuto quello chi ti veniva in mente su New York e San Francisco, coi loro fiori. Io ti ho detto qualcosa dell´Italia (fiori solo dai fiorai). La tua borghesia è una borghesia di PAZZI, la mia una borghesia di IDIOTI. Tu ti rivolti contro la PAZZIA con la PAZZIA (dando fiori ai poliziotti): ma come rivoltarsi contro l´IDIOZIA? Ecc. Ecc. Queste sono state le nostre chiacchiere. Molto, molto più belle le tue, e te l´ho anche detto il perché. Perché tu, che ti rivolti contra I padri borghesi assassini, lo fai restando dentro il loro stesso mondo… classista (sì, in Italia ci esprimiamo così), e quindi sei costretto e inventare di nuovo e completamente – giorno per giorno, parola per parola – il tuo linguaggio rivoluzionario. Tutti gli uomini della tua America sono costretti, per esprimersi, ad essere degli inventori di parole! Noi qui invece (anche quelli che hanno adesso sedici anni) abbiamo già il nostro linguaggio rivoluzionario bell´e pronto, con dentro la sua morale. Anche I Cinesi parlano come degli statali. E anch'io – come vedi. Non riesco a MESCOLARE LA PROSA CON LA POESIA (come fai tu!) – e non riesco a dimenticarmi MAI e naturalmente neanche in questo momento – che ho dei doveri linguistici.


…..Chi ha fornito a noi – anziani e ragazzi – il linguaggio ufficiale della protesta? Il marxismo, la cui unica vena poetica è il ricordo della Resistenza, che si rinnovella al pensiero del Vietnam e della Bolivia. E perché mi lamento di questo linguaggio ufficiale della protesta che la classe operaia attraverso i suoi ideologi (borghesi) mi fornisce? Perché è un linguaggio che non prescinde mai dall´idea del potere, ed è quindi sempre pratica e razionale. Ma la Pratica e la Ragione non sono le stesse divinità che hanno reso PAZZI e IDIOTI I nostri padri borghesi? Povero Wagner e povero Nietzsche! Hanno preso tutta loro la colpa. E non parliamo poi di Pound!


Pier Paolo Pasolini "Lettera ad Allen Ginsberg" in "Lettere (1955-1975)" a cura di Nico. Naldini. Torino: Einaudi (1988) pp. 631-632.

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