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Pier Paolo Pasolini e Jean-Luc Godard. Incontri e scontri di due registi.


Jean-Luc Godard e Pier Paolo Pasolini a Roma nel 1969 © Reporters Associati/Archivi/Mondadori Portfolio/Riproduzione riservata

Racconta Bernardo Bertolucci che nel marzo 1960, a Parigi, vide per la prima volta il film di Jean-Luc Godard À bout de souffle. Quel vedere nascere qualcosa di nuovo proprio davanti ai suoi occhi, proprio il momento creativo del linguaggio, colpì molto il futuro regista. Tornato a Roma, Bertolucci consigliò vivamente Pier Paolo Pasolini di correre a vedere quel film straordinario. [1]


La domenica Pasolini va al cinema con degli amici, loro hanno sghignazzato tutto il tempo davanti all’opera di Godard. Pier Paolo che adorava la Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer come il suo modello, il suo vero e unico modello, non pare valutasse À bout de souffle.


Poi c’è stata come una catarsi. Nel 1964 in Una disperata vitalità (1964) sceglie il refrain come in un film di Godard.[2] Poi, scrive di Godard parlando sul cinema di prosa e il cinema di poesia:


Nel cinema di poesia invece il protagonista è lo stile. Cioè, nel cinema di prosa non si sente la macchina da presa, nel cinema di poesia si sente la macchina da presa. Esempio del primo tipo di film, John Ford; del secondo Godard. [3]


Tutto comincia, per così dire, nella prima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema a Pesaro nel 1965. Pasolini prese parte con il suo celebre intervento alla tavola rotonda La critica e il nuovo cinema dal titolo La mimesi dello sguardo in cui si confronta, con passione e profondità, con la neonata semiologia del cinema. Godard è a Pesaro, si ricorda bene dell’intervento di Pasolini [4], ma non sappiamo se hanno parlato. Quando nel 1965 James Blue intervista Pasolini per Film Comment afferma che il modello della sua libera manipolazione cinematografica è Jean-Luc Godard:


Solo una persona con una grande esperienza professionale è in grado d'inventare tecnicamente. Per quanto riguarda le invenzioni tecniche, non ne ho mai fatte. Potrei aver inventato un determinato stile - in effetti, i miei film sono riconoscibili per uno stile particolare - ma lo stile non implica sempre invenzioni tecniche. Godard è pieno d'invenzioni tecniche. In Alphaville ci sono quattro o cinque cose completamente inventate, per esempio quelle inquadrature stampate in negativo. Alcune infrazioni alle regole tecniche di Godard sono il risultato di uno studio personale meticoloso. [5]


Lo status di poeta di Pasolini e la sua considerazione del cinema come una propria e vera lingua ebbero implicazioni specifiche nella sua idea del cinema, sia dal punto di vista teorico che tecnico. Diverse azioni, come quelle esercitate sui sopralluoghi, fotografia, musica e doppiaggio, hanno in Pasolini come scopo quello di rendere protagonista dei film lo stile. Uno stile che si compie attraverso il montaggio e che permette al regista la libera manipolazione dei materiali, perché il cinema è una vera e propria lingua. [6]


Poi mi accorsi

che non si trattava di una tecnica letteraria, quasi

appartenente alla stessa lingua con cui si scrive:

ma era ella stessa una lingua. [7]


Tra i giorni dell’incontro con À bout de souffle e la Mostra di Pesaro, le strade di Pasolini e Godard s'incrocciano per il film collettivo RO.GO.PA.G (1963). Pasolini della Ricotta ne voleva fare un film intero ma che accettò, su richiesta di Bini, di farne un film corto. In questa occasione non ci furono contatti fra i registi.


Nel settembre 1966 Pasolini viaggia negli Stati Uniti per partecipare nel 4th New York Film Festival con i film Accattone e Uccellacci e uccellini. Anche Godard è al Festival per proiettare Masculine Feminine e Pierrot Le Fou nel Philharmonic Hall. Il fotografo Elliot Landy raccoglie con la sua macchina fotografica la loro partecipazione ma purtroppo non abbiamo scatti in cui ci siano insieme. [8]


1967 è l’anno dell’Edipo re pasoliniano e della Chinoise di Godard. Prima della premiere nella 28ª edizione del Festival di Venezia Godard contatta Pasolini. Il 27 settembre gli scrive per fissare un appuntamento a Roma verso il 10 ottobre e così mettersi al lavoro per Vangelo 70 ( poi Amore e rabbia) così come per suggerirle Anne Wiazemsky e Jean Pierre-Léaud per i prossimi film pasoliniani, Teorema e Porcile. Proprio nel festival italiano Pasolini incontra l’attrice francese in un vaporetto che collega Venezia con il Lido,mentre lei sta per raggiungere Jean-Luc Godard e Bernardo Bertolucci al bar dell'Hotel des Bains. [9] Per quanto riguarda il materiale fotografico conservato, la prima foto dei due registi è quella scattata dal fotografo Graziano Arici.


Né Pasolini né Godard hanno molto fortuna con il Leone d’oro. L'8 settembre 1967 la giuria della Mostra del Cinema di Venezia annunciò l'assegnazione a Belle de Jour di Buñuel, vincitore con 5 punti contro i due de La chinoise.


Il regista francese in un’intervista del 1968 dice di aver discusso con Pasolini, proprio nel 1967 a Venezia, sul saggio di Foucault su Las Meninas di Velázquez. A Godard non era piaciuto per niente l’approccio del filosofo. Ma ammettendo che non era in grado di approfondirne chiese consiglio a Pasolini, affermando che Foucault aveva scambiato i concetti di parole e cose. Pare che Pasolini si irritasse terribilmente davanti a questa sua opinione. Godard dichiarerà anche di non amare molto Pasolini: se parliamo del cinema di prosa e del cinema di poesia, va bene. Ma se è qualcun altro, beh... [10]


La risposta di Pasolini alla lettera che Godard gli aveva inviato prima del festival arriva soltanto a ottobre. Scrive Pasolini di apprezzare molto La chinoise, un opera secondo lui: bellissima, opera di un santo, magari di una religione discutibile e perversa, ma sempre religione.


Il progetto Amore e rabbia, film collettivo italo/francese, che vide impegnati anche Bernardo Bertolucci e Carlo Lizzani, riunisce di nuovo i due registi. A Roma nel gennaio 1969, la lente dei fotografi dell’agenzia Reporters Associati immortala l’incontro. Dopo questo momento non si sono più incontrati.


Città Pasolini. Pier Paolo Pasolini e Jean-Luc Godard. Incontri e scontri di due registi, 13.09.2022.

  1. Bernardo Bertolucci, Il mistero del cinema, Milano, La nave di Teseo, 2014, pp. 27-31.

  2. Pier Paolo Pasolini, Una disperata vitalità, per la prima volta su Questo e altro, marzo 1964, poi su Poesia in forma di rosa, Milano, Garzanti, 1964, pp. 130-151.

  3. Pier Paolo Pasolini, Il mio cinema di poesia, RAI.

  4. Andrew Sarris, New Again: Jean-Luc Godard, intervista luglio, 1994.

  5. James Blue per "Film comment", autunno 1965. Intervista a Pier Paolo Pasolini per "Il Vangelo secondo Matteo"

  6. Pier Paolo Pasolini, filmato di Carlo Di Carlo che fece parte del programma televisivo Pier Paolo Pasolini: Primo piano. Personaggi e problemi dell'Italia d'oggi (1968) © RAI

  7. Pier Paolo Pasolini, Premessa in versi, 1967 su Bestemmia, Milano, Garzanti, 1993, p.1272.

  8. Bosley Crowther, 'Masculine Feminine' by Godard:Gives Free-Form View of Parisian Youth, 19 settembre 1966, The New York Times.

  9. Anne Wiazemsky, Lei è Odette, in Cahiers du Cinéma, Parigi n.443-444, maggio 1991, anche su Pier Paolo Pasolini. Le regole di un'illusione, 1991.

  10. Struggle on Two Fronts: A Conversation with Jean-Luc Godard. Film Quarterly, Vol. 21, No. 2. (Winter, 1968 - Winter, 1969), pp. 25-26.

  11. Lettera di Pasolini a Godard. Pubblicata nel volume Pasolini. Lettere (1955-1975) pp.659-630





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