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Il problema del potere nel «Calderón» di Pasolini, dibattito organizzato il 21 febbraio 1974 dalla Casa della Cultura di Milano. Resoconto sul «Corriere della Sera».

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    Città Pasolini
  • 9 ore fa
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Il problema del potere nel «Calderón» di Pasolini, dibattito organizzato il 21 febbraio 1974 dalla Casa della Cultura di Milano
Pier Paolo Pasolini durante dibattito Il problema del potere nel «Calderón» di Pasolini, organizzato il 21 febbraio 1974 dalla Casa della Cultura di Milano

Pasolini e Calderón: il problema del potere sotto processo, l'altro ieri, alla Casa della Cultura milanese, al numero 3 di via Borgogna. Cesare Musatti, Claudio Petruccioli, Giuliano Scabia e Vittorio Spinazzola hanno dato vita a un vivacissimo dibattito sull'ultimo libro dello scrittore emiliano.


Musatti ha letto Calderón in chiave psicoanalitica, tentando un accostamento tra il libro di Pasolini e Il maestro e Margherita di Bulgakov.


Spinazzola ha esordito avanzando riserve sul tema del dibattito. «Più che il problema del potere», ha detto, «si tratta di un interesse per gli esclusi. L'operazione è portata avanti con un'elaborazione sistematica, eliminando le concessioni patetiche. Calderón è un libro compatto; la sua struttura teatrale ed antiteatrale ha giocato con la tenuta ritmica. Una delle più sicure riuscite formali di Pasolini. I personaggi vivono la loro condizione di esclusione e di sconfitta. Il processo è così portato alle estreme conseguenze. L'esclusione avviene non solo come fatto sociale, ma come coscienza. Pasolini capovolge le attuali teorie delle minoranze. Calderón non è un libro politico, anche se vive in un clima politico. Potere uguale a destino. Potere identico a se stesso. Non si sfugge al potere come non si sfugge al destino».


Interruzione di Pasolini. «Spinazzola», afferma lo scrittore, «ha detto due cose: che Calderón è un libro sugli esclusi e che il potere esiste in quanto si oppone agli esclusi. La sua lettura è completamente fuorviata. L'escluso è uno dei temi del libro».


Il problema del potere nel «Calderón» di Pasolini, dibattito organizzato il 21 febbraio 1974 dalla Casa della Cultura di Milano, cronaca di S. GRASSO,  sul «Corriere della Sera», 23 febbraio 1974, p.15.

Interviene Scabia: «La tematica, afferma, passa attraverso il teatro. Pasolini ha collocato Calderón tra i testi di poesia perché ha paura dei registi. Ma il lettore non si riconosce nei personaggi. Da qui scatta il meccanismo delle allegorie e la mancanza di contemporaneità. C'è una scrittura sacerdotale che fa sì che l'esclusione venga recuperata». («Ciao, Pasolini» grida dalle scale a una ragazza che sta andando via).


«Esiste un rapporto tra gli uomini e un rapporto di potere», afferma Petruccioli. «Il potere come archetipo, come una divinità a cui non ci si può sottrarre. Coloro che si rivoltano contro il potere vivono come nell'imperativo kantiano. C'è invece una grande efficacia poetica nel richiamo alla durezza materialistica dei singoli, nei loro rapporti con il potere».


Il dibattito è proseguito a lungo. Ciascuno degli oratori seguiva un proprio binario. «Avevo ragione nel dire che avremmo fatto discorsi diversi», annuiva Musatti.


Risposta di Pasolini: «Farò», ha detto, «il discorso di un lettore della propria opera. C'è un assunto formale in Calderón. Si tratta di un'opera di teatro assolutamente fuori dal sistema teatrale corrente. Inattuale. Ho voluto riprendere l'idea teatrale dei Greci: non solo un testo di parole, ma di azione (nel teatro greco l'azione era sostituita dal coro). Un teatro puramente culturale. Il contrario del Living Theatre. Contemporaneo, ma inattuale. Ho anche visto che i critici hanno incontrato notevoli difficoltà. Il testo li ha respinti come se fosse qualcosa di inafferrabile. Dicono che il libro si articola in tre momenti. Invece ce n'è un quarto. La nevrotica si adatta alle varie fasi. Nella prima edizione, nell'ultimo episodio, la protagonista si chiamava Maria Rosa. Nella seconda edizione, Rosaura. Ha ripreso lo stesso nome che aveva negli altri episodi».


La protagonista sogna di essere ricca, sottoproletaria, piccolo-borghese e in un lager. Nei quattro punti si descrive il potere: un potere reale, concreto. «Il mio è un dramma ambizioso. Vuole sintetizzare la storia degli ultimi due secoli. Le prime due parti rappresentano il passato, le altre due il presente. Primo: il potere s'identifica nella monarchia. Secondo: potere in assoluto, Dio. Terzo: potere piccolo-borghese, illuminista. Quarto: il potere prende coscienza di sé e delle contraddizioni in cui si muove. Salto di qualità, nuove capacità totalizzanti. (In tutto il libro domina una specie di iconografia guttuslana). Il potere, a questo punto, prende coscienza; il personaggio diventa oggettivo. Le parole finali indicano che il potere, oggi, non è più fascista, ma più sicuro di sé».


Il problema del potere nel «Calderón» di Pasolini, dibattito organizzato il 21 febbraio 1974 dalla Casa della Cultura di Milano, cronaca di S. GRASSO, sul «Corriere della Sera», 23 febbraio 1974, p.15.

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