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Pier Paolo Pasolini. Un grande fatto storico, la conquista della Luna. Il caos,1969



Pier Paolo Pasolini durante le riprese del film "Teorema" (1968) © Mondadori Portfolio/Tutti i diritti riservati

Fingiamo di essere vissuti negli anni dell'impresa che tutti i giornali di questi tempi ricordano: il viaggio di Colombo verso le Indie e il suo sbarco in America. É una finzione, che propongo, il che implica il giudicare ipoteticamente quell'avvenimento con la nostra mentalità – almeno liberale e illuministica - o almeno dotata di quell'umorismo che era privilegio delle élites - oppure dei poeti, come Cervantes o l'Ariosto.


L'impresa di Colombo, che è poi diventata un'impresa dell'umanità, era, in quel momento, una impresa della monarchia spagnola: era cioè finanziata dal Potere. Dunque la grande impresa "umana" di Colombo non è stata, nel momento storico in cui si è attuata, che il "via" a una serie di atroci imprese colonialistiche. Ma mentre, nel caso di Colombo, c'è evidentemente una dissociazione tra l'uomo singolo, o eroe, Colombo, e il Potere finanziatore - dissociazione che sdoppia il fatto bruto: da una parte la grande impresa umana, dall'altra la feroce impresa commerciale e colonialistica - nel caso degli astronauti, questa dissociazione non c'è. L'eroe di questa impresa non è l'astronauta - che è in sostanza un semplice robot - ma la tecnica (non dico Von Braun, ma la tecnica).


Non c'è più dissociazione, dunque, perché la tecnica non è la moderna personificazione di Colombo, che approfitta del finanziamento del Potere, per compiere, quasi su un piano metastorico, la sua scoperta, ma è l'aspetto operativo e pragmatico stesso del Potere. Dunque, la conquista della luna non è una impresa umana che alla fine scavalcherà e supererà il potere storico e particolaristico che l'ha finanziata: ma sarà un dato permanente e inscindibile del Potere.


Perciò quello che accadrà in seguito alla conquista della luna ci è estraneo, perché estraneo ci è l'operare del Potere, con le sue finalità militari ed economiche che ci coinvolgono passivamente, e quindi con violenza. E c'è ancora un'ultima osservazione da fare - e il lettore mi perdoni se insisto su un argomento che dico non essere interessante - mentre, in realtà, intendo dire che il suo interesse è altro da quello che la stampa vorrebbe farci credere (cioè un enorme carosello televisivo, che fa la réclame del tipo di vita medio americano e d*elle spese militari).


Più volte ho tentato in questa rubrica di rivalutare la parola "umanità" - scaduta durante un ventennio di giusta ma moralistica polemica marxista contro l'umanitarismo. È chiaro che la storia non sarà d'ora in avanti più storia di nazioni, cioè di poteri nazionali: ma sarà storia dell'intera umanità, unificata e omologata dalla civiltà industriale e tecnologica – tanto per dirla con la massima semplicità. Il Potere da nazionale tende a diventare transnazionale: restando potere, cioè, nella fattispecie, facendo sua la conquista della luna.


La conquista della luna è dunque già statisticamente (oltre che col senno del poi del finto postero) una impresa della umanità: ma perché divenga veramente tale occorre che tale umanità sia libera. Parlo da utopista, lo so. Ma o essere utopisti o sparire."


Pier Paolo Pasolini. Un grande fatto storico. Il caos. n. 32 a. XXXI, 9 agosto 1969
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