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  • Immagine del redattoreCittà Pasolini

Jean-Paul Sartre: Non fate il processo a Pasolini. Il Corriere 1976

Io sono francese. Nel caso Pasolini, il giovane assassino è italiano. A Roma egli ha assassinato Pasolini, grande poeta italiano, e sarà giudicato da un tribunale italiano. Quindi ci si potrebbe anche stupire che uno straniero intervenga su un problema specificamente italiano, se delitti del genere non fossero già stati compiuti in quasi tutti i paesi e se questo “affare” italiano non avesse in realtà portata internazionale.

Jean-Paul Sartre nel 1966, Dominique Berretty/Gamma-Rapho/Getty Images/Tutti i diritti riservati


Pelosi è stato dichiarato “immaturo” dai periti psichiatri: il che, se tale referto fosse accettato dal tribunale, comporterebbe senza dubbio la sua liberazione o una condanna leggera. Se dovessimo accettare questa tesi, la cosa sarebbe semplice: un ragazzo irresponsabile è aggredito da un omosessuale, si difende come può, l’unico colpevole è dunque Pasolini. Il giovane verrebbe presto dimenticato, il poeta morto subirebbe una seconda volta i colpi e la tortura che l’hanno ucciso.


Esaminiamo i fatti: il giovane Pelosi è un omosessuale che già si prostituisce. Quando sale sull’automobile di Pasolini, non c’è dubbio su quanto avverrà dopo. Se tutt’ad un tratto scoppia la sua collera omicida, vuol dire che essa già covava. In altro parole, il ragazzo non ha superato il trauma dei rapporti sessuali con degli uomini. Ne è scaturita in lui una profonda contraddizione: si offre agli uomini come lo vuole il suo “mestiere”, ma al tempo stesso detesta quanto sa di dover subire. Un giorno il suo odio scoppia: invece di abbandonarsi, colpisce. Bisogna cercare la spiegazione della sua violenza nel semplice fatto della prostituzione rifiutata? Certo, il fatto di vendere il proprio corpo è ripugnante, tuttavia è raro riscontrare uguale furia omicida nelle donne che si prostituiscono.


Il crimine di Pelosi non va dunque attribuito unicamente al suo mestiere. La prostituta sente che l’atto sessuale cui si abbandona è normale: può condannarsi – e lo fa raramente – soltanto se pensa che lo compie con il primo venuto. Nella sua vita privata può anche capitarle di rivoltarsi contro gli uomini prendendosi per amante una donna. Ma il caso di Pelosi – il quale è omosessuale unicamente per denaro – è ben diverso: egli si offre a persone del suo sesso e qui entra in gioco l’opinione pubblica che fin dalla sua infanzia gli ha insegnato – in famiglia, a scuola, tra i compagni – che c’è un’unica sessualità vera, nella quale è destinato dal suo sesso maschile ad avere un ruolo ben preciso. In base a tutto ciò che gli hanno insegnato e che ha assimilato nel suo intimo, egli è dunque al tempo stesso un ragazzo normale, che prova desiderio per i corpi delle donne, e un traditore, un mostro, che si compromette cedendo per denaro ai desideri dei dannati.


Questo insieme di principi, di idee, di comportamenti impostigli da una società maschilista com’è in particolare quella italiana, lo porta a considerare che l’autorità è maschia e che la sessualità del maschio si esprime con le ragazze, sesso inferiore. Il fatto di appartenere al sottoproletariato, il fatto che davvero la sua famiglia non può aiutarlo a vivere, lo induce a prostituirsi agli uomini e vi è spinto da parecchi piccoli sfruttatori del sottoproletariato. Ma quando uccide Pasolini, egli ha l’impressione d’essersi sbarazzato del male, di avere risolto in un sol colpo il problema dei suoi rapporti con l’omosessualità: l’ha distrutta.


Per questa ragione l’opinione pubblica è ben lungi dal trattare Pelosi come un criminale qualunque. Con un gesto a sensazione egli ha rifiutato l’omosessualità e per alcuni fa quasi la figura dell’eroe. Lui stesso racconta i particolari del suo crimine, arricchendoli di circostanze che non possono essere vere. Per esempio, come immaginare che Pasolini, notoriamente di carattere dolce e in quel preciso momento impegnato in un atto di seduzione, abbia potuto cercare di colpirlo con un’asse? Pelosi prende se stesso per San Giorgio e la sua vittima per il drago. Tutti coloro che vogliono vedere in Pasolini il Male saranno portati ad attribuirgli una violenza che, in tale situazione, nemmeno può esser concepibile. Del resto, come si spiega che il ragazzo non abbia riportato la benché minima ferita? E’ concepibile che Pasolini, che era ancora forte, si sia lasciato abbattere senza opporre la minima resistenza? Per Pelosi, dunque, si tratta di un regolamento di conti con se stesso, a cui Pasolini è estraneo e del quale qualsiasi omosessuale avrebbe potuto essere la vittima.


Pier Paolo Pasolini nello studio della casa di via Giacinto Carini 45, Roma © MARKA Archives/Alamy/Tutti i diritti riservati

In questo processo, non mi preoccupo della sorte di Pelosi, che pure aveva i suoi problemi e non deve pagare per la società che gli ha imposto i suoi pregiudizi.



Quello che mi auguro è che non divenga il processo a Pasolini. Non bisogna che gente incompetente difenda l’assassino infangando la memoria della vittima. Le tendenze omosessuali si impongono fin dall’infanzia e nelle persone in cui si manifestano creano una sessualità senza vera contraddizione che deve essere considerata normale così come l’eterosessualità. E’ vero, Pasolini cercava i suoi compagni di piacere tra i ragazzi di vita delle borgate di Roma: è un aspetto particolare della sua sessualità. Ma si può rimproverarglielo quando si pensa alla quantità di uomini che fa l’amore con le puttane?


In conclusione, c’è da sperare che il tribunale rifiuti di ispirarsi ai pregiudizi di una società maschile nella quale la donna è considerata un essere inferiore fatto per l’amore e la maternità e che bandisce l’omosessualità come indegna del sesso superiore.


Jean-Paul Sartre. Non fate il processo a Pasolini. Il Corriere della sera, domenica 14 marzo 1976, copertina.
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