top of page

Lo scandalo di Teorema: Pasolini sotto accusa. Intervista di I. FERNANDES, pubblicata sulla rivista brasiliana «Manchete», 1968.

  • Immagine del redattore: Città Pasolini
    Città Pasolini
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min
P.P. PASOLINI, Lo scandalo di Teorema: Pasolini sotto accusa, intervista di I. FERNANDES, pubblicata sulla rivista brasiliana «Manchete», 14 dicembre 1968, pp.134-135. Traduzione Silvia M. Gutiérrez.

Uno scandalo di notevoli proporzioni, provocato dal divieto dell’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, Teorema, ha recentemente scosso gli ambienti culturali italiani. Con una forte dose di crudeltà, il film racconta la storia di una tradizionale famiglia milanese che va incontro a un processo di disgregazione e a un’irrimediabile decadenza dal momento in cui nella sua vita privata si insinua la figura di uno straniero di rara bellezza e dall’aura inquietante.


Nonostante abbia ricevuto il premio del Centro Cattolico Internazionale del Cinema all’ultimo Festival di Venezia, il film è stato condannato perfino dal gruppo di cardinali più vicino al Papa, che lo ha definito «una delle opere più anticattoliche del secolo».


Anche L’Osservatore Romano, organo ufficiale del Vaticano, ne ha sconsigliato con forza la visione ai propri lettori. Una commissione di sacerdoti e laici, appositamente costituita per esaminare il caso, ha espresso un giudizio severissimo, accusando Pasolini di aver rivelato «una coscienza nettamente freudiana e marxista» e criticando con particolare enfasi la comparsa del misterioso personaggio che infrange l’unità familiare. Su un punto, tuttavia, i critici cinematografici vicini agli ambienti cattolici si sono trovati concordi: lo straniero sarebbe l’incarnazione del demonio.


Pasolini respinge però questa interpretazione. Preferisce definire il protagonista del film come un angelo del destino, «appartenente alla stirpe dei vendicatori che discendono continuamente sulla terra per mettere alla prova le debolezze umane».


In un caldo pomeriggio dell’estate romana, mentre tutti i giornali parlavano del caso, ho incontrato Pasolini nella sua lussuosa residenza del quartiere EUR. Con il volto stanco e lo sguardo malinconico, tipico di chi è abituato ai grandi scontri ideologici, mi ha spiegato:


«Teorema è la tragedia di una famiglia dell’alta borghesia milanese, abituata a una vita tranquilla e priva di particolari problemi. Un giorno, senza che importi quando, come o perché, arriva presso di loro un giovane ospite di straordinaria bellezza che riesce ad affascinare tutti i membri della famiglia. Rapidamente, senza troppe analisi, tutti finiscono per cadere tra le sue braccia, come uccelli ipnotizzati da un serpente. Quando decide di andarsene, li lascia smarriti e ciascuno entra in una profonda crisi. La figlia viene ricoverata in una clinica psichiatrica; il figlio, che aveva una certa vocazione per la pittura, comincia a realizzare astrazioni mostruose e assurde; la domestica precipita in una sorta di misticismo delirante, convincendosi di poter compiere miracoli. Mentre la madre perde gli ultimi residui di moralità per abbandonarsi all’erotismo più sfrenato, il padre decide di lasciare tutto e di dirigersi verso il deserto. Qualcosa si è spezzato in quella comunità: l’ospite misterioso ha finito per rivelare il lato sordido, ma profondamente umano, di ciascuno di loro. Era una sorta di amore divino, che non suscitava né gelosia né invidia, ma riportava alla luce i sentimenti più autentici, repressi da un’esistenza fatta di vanità e superficialità. Forse soltanto la domestica, nella sua follia, riesce a salvarsi. E il film si conclude con un grido che simboleggia insieme terrore e speranza, angoscia e sofferenza. Un grido che è anche un interrogativo.»


Pasolini prosegue poi, ormai coinvolto dalla descrizione della propria opera:


«Ogni interprete è stato scelto in base alla propria personalità. Ho trascorso mesi alla ricerca di un attore che potesse possedere fisicamente un potere misterioso e fatale, capace di attrarre senza risultare volgare. Ho scelto Terence Stamp perché riesce a essere contemporaneamente angelico e demoniaco, dotato di un grande potere di seduzione. La madre è una bella donna dai capelli neri e dalla pelle chiarissima, che trascorre la vita a curare il proprio aspetto, sprofondando sempre più nel benessere. Ho affidato il ruolo a Silvana Mangano perché possiede la stessa familiarità dei volti anonimi e non professionisti che incontro per strada. Anne Wiazemsky, attuale moglie di Godard, interpreta la figlia: una giovane snob, benestante e annoiata dalla vita. Massimo Girotti è il padre, austero e sobrio, ma anche insicuro e indeciso. Laura Betti, scelta per il ruolo della domestica, riveste un’importanza fondamentale nel film. Alla fine trova Dio nella propria confusione quasi mistica. Direi addirittura che ha qualcosa dell’Apocalisse.»


Pochi giorni dopo queste dichiarazioni, Pasolini veniva colpito dalla decisione della censura italiana di vietare la proiezione di Teorema in tutto il Paese, «perché film nocivo ai principi di unità e stabilità della famiglia».


Convocato davanti a un tribunale, il regista dichiarò di assumersi ogni responsabilità per la realizzazione dell’opera, esonerando completamente gli attori da qualsiasi colpa. Su richiesta dell’accusa, tuttavia, il processo fu trasferito da Roma a Venezia, dove i giudici godevano della fama di essere più liberali nei confronti delle arti.


Accusato di oscenità, immoralità e dissolutezza, Pasolini volle difendersi personalmente:


«I miei avvocati sono ottimisti e sperano che il film venga liberato prima della fine dell’anno. Teorema è già stato venduto in tutto il mondo, ma se dovesse essere condannato in Italia le copie non potrebbero lasciare il Paese, provocandomi un grave danno economico. Io sono pessimista: quando vengo accusato di qualcosa, finisco quasi sempre per essere condannato. Solo dopo numerosi ricorsi le mie opere vengono generalmente riabilitate. Inoltre, sembra che questa volta Teorema sia diventato un terreno di scontro tra le due correnti in cui oggi si divide la Chiesa: quella riformista e quella tradizionalista. Per affrontare la questione è necessaria una certa flessibilità. Io, per esempio, dal punto di vista teologico sono credente, ma sul piano confessionale mi considero ateo. Credo in Dio, ma questo Dio coincide con la realtà. La mia religione non ha formule e il mio Dio non ha immagini.»


Sempre ricco di progetti per il futuro, Pasolini è attualmente impegnato nelle prove della sua opera teatrale Orgia, destinata presto a diventare un film. In aprile tornerà invece al Vangelo per raccontare sullo schermo la vita di san Paolo.


A questo proposito commenta, con i consueti gesti malinconici:


«Mentre la vita di Cristo è ricca di eventi grandiosi, quella di san Paolo rappresenta la semplice applicazione del Vangelo e per questo è più autentica e meno spettacolare. Intendo realizzare un film radicalmente moderno e per questo cambierò persino l’itinerario dell’apostolo. Girerò a New York e a Parigi. L’attore sarà un figlio del popolo, un illustre sconosciuto. Sarebbe ridicolo, per esempio, far interpretare un santo a Marcello Mastroianni.»


P.P. PASOLINI, Lo scandalo di Teorema: Pasolini sotto accusa, intervista di I. FERNANDES, pubblicata sulla rivista brasiliana «Manchete», 14 dicembre 1968, pp.134-135. Traduzione Silvia M. Gutiérrez.

© Città Pasolini/ Tutti i diritti riservati

 © 2014 Città Pasolini

bottom of page