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Pasolini. "Lingua" una poesia del 1947, raccolta nel volume "L'Usignolo della Chiesa Cattolica"


Pier Paolo Pasolini ad Assisi per la presentazione del film "Il Vangelo secondo Matteo" © Elio Ciol/Tutti i diritti riservati

Fanciulletto perverso con le gemme

dell'Europa terse nel mio sesso,

morto di timidezza feci ingresso

nel museo vigilato dagli Adulti.

Amai la statua più nuda d'amore:

dov'ero carne essa era avorio.

Come farle indossare i maliziosi

calzoni che fasciavano l'ingenuo

mio fianco? E ancora io m'estenuo,

eterno fanciulletto, ad abbracciare

con uno sguardo il marmo che m'abbaglia.

Diedi i miei ardori fidi e informi

a quella Forma preesistente, accesa

del mio amore, e crudelmente illesa.

Io amavo troppo! Era fanciullesca,

senza ironia, la mia dolce speranza:

non concessi la minima vacanza

ai miei sogni, né il minimo sorriso:

ma erano le Origini. e i miei baci

non corrisposti erano capaci

di distrarmi da una morte certa.

E la mia via della morte mi fu aperta.


Tu, orribile statua, sei la morte.

Nel mio passato, io non voglio più

volerti, voglio il mio silenzio nudo,

il silenzio del fanciullo che un'Europa

senza statue accendeva con l'aurora,

del fanciullo che in dialetto vola

sul suo vergine cuore senza mondo.

Rinnego tutto quanto ho confessato

per commuoverti, rinnego il mio peccato

e il mio rimorso: sarò avorio anch'io,

avorio di un fanciullo ignoto a Dio.


Ripercorro a ritroso il mio cammino:

privo di te com'è dolce il paesaggio

padano, senza ombre di miraggi!

Il Livenza scatena le sue rose

verdi, l'Idria specchia inodorose

viole, il cielo senza azzurro guarda

le rogge casarsesi senza infanzia.

E tintinnano i coltelli nei pranzi

di Capodanno in un nitore lieto.

Geme senza echi il maggiolino

ai sensi del nascosto fanciullino.


Senza la tua minaccia d'alabastro

rivivrò gli slanci per mia madre,

le soggezioni pel mio grembo, ladro

di tenerezze e gentili vergogne...

Riproverò stupori senza ombra

per l'orologio, il topo, la fionda,

i compagni, la chiesa, la piazzetta.

Sarò il Narciso fiore che si specchia

amante senza amore, con l'orecchia

distratta dalle voci che l'amore

senza parole inventa per il fiore.


Ma tu, o endecasillabo di avorio,

o madrigale di viola, o statua

di poetiche, tra gli smalti e l'acqua

dell'Arcadia, eternamente adulta,

ami solo la gioia ... e la purezza.

Non vuoi peccati, o pianto, di fanciulli!

E dunque? Può l'angelo pregare

nel Partenone? o il martire tornare

giglio? L'amore infine è aridità.

Ma sì, sarò reo d'averti amata,

o Autorità, io, l'Unico, il segnato.


No, non ho madre, non ho sesso,

ho ucciso mio padre col silenzio,

amo la mia pazzia di acqua e assenzio,

amo il mio giallo viso di ragazzo,

le innocenze che fingo e l'isterismo

che celo nell'eresia o lo scisma

del mio gergo, amo la mia colpa

che quando entrai nel museo degli adulti

era la piega dei calzoni, gli urti

del cuore timido: e tu rifiuti

ciò per cui ti amo, non mi muti.


Pier Paolo Pasolini. "Lingua" (1947) in "L'Usignolo della Chiesa Cattolica" (1958)

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