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Gli uomini del sogno. Pier Paolo Pasolini


Pier Paolo Pasolini, Franco Citti, Anna Magnani ed Ettore Garofolo al Festival di Venezia 1962 per la premier del film "Mamma Roma" © Archivio Giancolombo/Riproduzione riservata

Ragazzo dalla faccia onesta

e puritana, anche tu, dell’infanzia,

hai oltre che la purezza la viltà.

Le tue accuse ti fanno mediatore che porta

la sua purezza - ardore di occhi azzurri,

fronte virile, capigliatura innocente -

al ricatto: a relegare, con la grandezza

del bambino, il diverso al ruolo di rinnegato.

No, non la speranza ma la disperazione!

Perché chi verrà, nel mondo migliore,

farà l’esperienza di una vita insperata.

E noi speriamo per noi, non per lui.

Per costruirci un alibi. E questo

è anche giusto, lo so! Ognuno

fissa lo slancio in un simbolo,

per poter vivere, per poter ragionare.

L’alibi della speranza dà grandezza,

ammette nelle file dei puri, di coloro,

che, nella vita, si adempiono.

Ma c’e una razza che non accetta gli alibi,

una razza che nell’attimo in cui ride

si ricorda del pianto, e nel pianto del riso,

una razza che non si esime un giorno, un’ora,

dal dovere della presenza invasata,

della contraddizione in cui la vita non concede

mai adempimento alcuno, una razza che fa

della propria mitezza un’arma che non perdona.

Io mi vanto di essere di questa razza.

Oh, ragazzo anch’io, certo! Ma

senza la maschera dell’integrità.

Tu non indicarmi, facendoti forte

dei sentimenti nobili -

com’è la tua, com’è la nostra speranza di comunisti -

nella luce di chi non è tra le file

dei puri, nelle folle dei fedeli.

Perché io lo sono. Ma l’ingenuità

non è un sentimento nobile, è un’eroica

vocazione a non arrendersi mai,

a non fissare mai la vita, neanche nel futuro.

Gli uomini belli, gli uomini che danzano

come nel film di Chaplin, con ragazzette

tenere e ingenue, tra boschi e mucche,

gli uomini integri, nella salute

propria e del mondo, gli uomini

solidi nella gioventù, ilari nella vecchiaia

- gli uomini del futuro sono gli UOMINI DEL SOGNO.

Ora la mia speranza non ha

sorriso, o umana omertà:

perché essa non è il sogno della ragione,

ma è ragione, sorella della pietà.


Pier Paolo Pasolini 'Il sogno della ragione' in 'Poesia in forma di rosa' Garzanti, Milano, 1964, p. 158-159.

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