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Primavera 1941, Pier Paolo Pasolini scrive all'amico Franco Farolfi


Pasolini e Luciano Serra in via Rizzoli, a Bologna, all'inizio degli anni Quaranta


Bologna, primavera 1941


[...]


Allora ho pensato come sia bella l'amicizia, e le comitive di giovani ventenni che ridono con le loro maschie voci innocenti, e non si curano del mondo intorno, continuando per la loro vita, riempiendo la notte delle loro grida.. La loro maschilità è potenziale. Tutto in loro si trasforma in risa, in risata. Mai la loro foga virile tanto chiara e sconvolgente appare come quando sembrano ridiventati fanciulli innocenti, perché nel loro corpo è sempre presente la loro completa e ilare giovinezza. Anche quando parlano di Arte o di Poesia. Ho visto (e me stesso vedo così) giovani a parlare di Cézanne, e pareva parlassero di una loro avventura d'amore, con uno sguardo scintillante e turbato. Così eravamo noi quella notte; ci siamo poi inerpicati sui fianchi delle colline, tra gli sterpi che erano morti e la loro morte pareva viva, abbiamo varcato frutteti ed alberi carichi di amarene, e siamo giunti sopra un'alta cima. Di là chiaramente si videro due riflettori lontanissimi e feroci, occhi meccanici a cui non era dato sfuggire, allora un terrore d'essere scoperti ci prese, mentre abbaiavano i cani, e ci pare d'essere colpevoli, e fuggivamo sul dorso, cresta della collina. Allora abbiamo trovato un altro spiazzo erboso, dal breve giro sì che sei pini a breve distanza l'uno dell'altro bastavano a cingerlo; lì ci siamo distesi avvolti nelle coperte, e parlando fra noi piacevolmente, sentivamo il vento battere e infuriare nei boschi, e non sapevamo dove fossimo e che luoghi fossero intorno a noi. Ai primi segni della luce (che sono una cosa indicibilmente bella) abbiamo bevuto l'ultime gocce delle nostre bottiglie di vino. Il sole sembrava una perla verde. Io mi sono denudato e ho danzato in onore della luce; ero tutto bianco, mentre gli altri avvolti nelle coperte come Peones, tremavano al vento. Abbiamo poi lottato, alla luce dell'alba fino all'ecco in onore del dole, ma il vento ce lo ha spento ... Son successe tante altre cose che qui non ho tempo e spazio per dirti: lo farò appena possibile. Arrivederci presto.


Ti abbraccio


PPP


Pier Paolo Pasolini dalla Lettera a Franco Farolfi. Parma (primavera 1941) in Lettere (1940-1954), Einaudi (1986)
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