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Città Pasolini, il ritorno dopo la censura.

Aggiornato il: gen 14


Circa un mese fa la nostra pagina veniva di nuovo denunciata dai soliti amici anonimi e Facebook decideva di cancellarla. Oggi siamo ritornati e con grandi novità! Nel frattempo siamo riusciti a terminare il sito web www.cittapasolini.com, quindi ringraziamo per le denunce i nostri amici e per averci concesso un po’ di tempo per finire il nostro lavoro sul sito su Pasolini. Inoltre Facebook ha rivisto il nostro profilo e ha deciso che non siamo dei divulgatori di pornografia, dovrete quindi escogitare altre strategie se volete farci ancora sparire...


"Cerco di riprodurmi nell'immaginazione la meccanica di quel sentimento, o sensazione, o gruppo di sensazioni, che prova una persona nell'atto di scandalizzarsi. Beh, mi sembra che, per un gruppo ben determinato di persone, la cosa consista in questo: nel dolore, prima di tutto, di non fare ció che fanno i personaggi che scandalizzano (cioè in una specie di gelosia), e di non farlo per una specie di autoproibizione che esaspera, poi, tale dolore; questo primo sentimento indistinto di rabbia e di angoscia si tramuta immediatamente in indignazione conformista: ossia la morale corrente si impadronisce subito di quell'istintiva e irrazionale commozione, la fa sua e le dá i suoi argomenti.

Con i quali lo scandalizzato si difende dalla tentazione... Insomma sulla censura si compie molto spesso un grande errore: quello di accettare la discussione sul piano su cui la pongono i censori: cioé sul piano moralistico-sessuale. Invece no: bisogna ignorare totalmente il loro ipocrita prestesto: é tanto chiaro che lo capisce anche un bambino, che la CENSURA É SOPRATTUTTO UN FATTO POLITICO, dove il sesso é una semplice e spudorata elusione... La censura intimidisce, minaccia ... pone al pubblico un falso obiettivo, distorcendo completamente la sua capacitá di comprensione ... getta il discredito, la denigrazione, lo scandalo sull'autore, il quale perde cosí di rispettabilitá e di attendibilitá. E questo é il risultato veramente piú diabolico ..."

Pier Paolo Pasolini in "Vie Nuove" 17 dicembre 1960.

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