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Pier Paolo Pasolini: meglio due genitori divisi piuttosto che subire il loro conflitto. Un'intervista sul divorzio su Qui giovani, 1974




Milano, marzo 1974


Incontro Pier Paolo Pasolini alla Casa della Cultura, dove sta per essere presentato Calderon, l'ultimo suo linbo in forma teatrale. Pasolini è arrivato in serata e ripartirà domani mattina presto per Roma: ha in progetto di ritornare nello Yemen per un mese e deve sistemare molte cose prima della partenza. Il tema del dibattito, un tema che prende lo spunto da Calderon, è il Potere: Pasolini ne parla con il pubblico e con alcuni uomini di cultura, tra i quali lo psicanalista Cesare Musatti. Dopo aver ascoltato attentamente i suoi interlocutori, Pasolini interviene affermando che nessuno ha bene interpretato il suo Calderon. Soprattutto i nuovi gruppi rivoluzionari usciti dal '68, hanno presentato un'idea convenzionale, approssimativa, banale e quindi mitica e irrazionale del Potere. Tutto ciò ha fatto sì che l'azione politica contro il Potere, accanto ai caratteri di necessità e di originalità insiti nella propria natura, accumulasse anche i caratteri negativi del nemico: non si può condurre una lotta intelligente contro un nemico irreparabilmente stupido.


Nel Calderon, che prende il titolo dal nome del famoso autore di La vita è sogno, Calderón de la Barca, il potere si chiama Basilio ed è trasformista, adattabile ad ogni situazione, cioè ad ogni risveglio previsto dal copione. Rosaura, la protagonista, si trova di fronte a diverse incarnazioni del Potere: del resto, sostiene Pasolini, "il nostro primo rapporto, nascendo, è un rapporto con il Potere, cioè con l'unico mondo possibile che la nascita non ci assegna". Soltanto nell'ultimo risveglio, il Potere, che si è ricreato per n'ennesima volta, per la prima volta non è uguale a se stesso. È ormai tutt'uno con il mondo con cui su cui egli si esercita. È il mondo totalitario e senza sfumature, dove vivono, come dice Marcuse, solo uomini e donne a una dimensione. Su questi temi di scottante attualità si innesta il "fare politica" di Pasolini: non un'azione disordinata e polemica, ma un teorema di pensiero e linguaggio, che nel caso di Calderon è cominciato nel '65 ed è terminato soltanto alla fine del '73.


Il fare politica di Pasolini vuol dire anche intervenire nelle grandi battaglie del momento, ma sempre con toni classici, con un discorso vico e pacato, con un linguaggio cristallino. A Pier Paolo Pasolini, dopo il dibattito, chiedo dunque di intervenire per i lettori di Giovanni qui sul tema del divorzio e della famiglia.


Pier Paolo Pasolini: Mi sembra così banale doversi pronunciare su un problema che non dovrebbe costituire un problema, come questo referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio. È talmente ovvio,pacifico, banale appunto, che ci sia il diritto di divorzio che, detto questo, non avrei altro da aggiungere. Posso però fare riferimento al mio caso personale: se mio padre e mia madre avessero divorziato, ci sarebbe stata per me molta felicità in più. Il loro disaccordo è stato un trauma infantile che è durato giorni, mesi, anni o anche attimi lunghi come giorni, mesi, anni. Il loro disaccordo ha pesato su tutta la mia vita, ha determinato il mio carattere in un modo che ancora non sono riuscito perfettamente ad analizzare. Me l'ha determinato in modo senz'altro negativo e doloroso. E questo io lo dico parlando come un figlio, non come una autorità accademica.


Giornalista: Questo punto di vista è molto importante perché molti lettori, molti ragazze e ragazzi, che pure non saranno chiamati al referendum, il trauma quotidiano di assistere alla crisi dei genitori l'hanno provato e lo provano sulla propria pelle.


PPP: Si potrebbe chiedere a Musatti, che è qui con me, il giudizio della psicanalisi sull'importanza di questi conflitti familiari. Ma anche senza scomodare uno scienziato, possiamo ormai essere certi che tali conflitti protratti e non risolti fanno nascere nel bambino il desiderio di morire. Il divorzio, insomma, è un intervento necessario appunto per risolvere questi conflitti e quindi anche la crisi del bambino. Per quanto riguarda la famiglia, si può dire che includa due elementi, uno di carattere sociale, un secondo di carattere psicologico. Secondo l'elemento sociale, la famiglia nasce da un contratto e questo contatto è voluto dalla società, che riconosce nella famiglia stessa uno dei suoi pilastri. Anche oggi, che la famiglia non è un vero pilastro della società, resta la sua importanza economica. L'elemento psicologico, che sta alla base della famiglia, ha secondo me aspetti fortemente dolorosi, oscuri, enigmatici e in fondo un po' allarmanti. Questo incatenarsi a vicenda è un fatto sadomasochistico, così come l'idea di essere prigioniero dell'altro o dell'altra per tutta la vita, è un fatto di una sensualità morbosa.


G: Bisogna dire che i conflitti della coppia erano attutiti nella famiglia patriarcale, nella tribù, dove esisteva una rete di rapporti, naturalmente non tutti felici e sereni, ma almeno reali. Nella famiglia nucleare contemporanea restare uniti rappresenta spesso l'unica giustificazione sociale. In questa situazione il divorzio è un rimedio indispensabile, in attesa che cambino radicalmente i rapporti.


PPP: Secondo me non ci dovrebbe più essere il matrimonio: una società avanzata non dovrebbe sostenersi su un contratto sociale ed economico e neppure cedere ad un rapporto sadomasochistico nel quale due personi si imprigionano a vicenda. Io però ho notato che mentre quattro, cinque anni fa, la famiglia aveva perso valore, in questi ultimi tempi ha riacquistato un notevole peso. In questo ultimo tipo di civiltà che stiamo vivendo, che è quello del consumismo, si rivaluta la famiglia come clan di consumatori. Prima era una piccola società di mutuo soccorso dentro il terrore, adesso è l'incarnazione di un potere d'acquisto. in questo senso è più facile che divorzino le coppie piccolo-borghesi o alto-borghesi; i proletari e gli operai non possono permettersi la divisioni delle fonti di reddito. Ma nonostante tutti questi elementi frenanti, io penso che gli italiano diranno no all'abrogazione della legge Fortuna-Baslini: la Chiesa, che ha voluto questa assurda battaglia, ha perso molto prestigio ultimamente e non tutti i cattolici sono antidivorzisti. Fare di una legge dello Stato un caso di coscienza religiosa è un errore che sarà pagato caro.


Pier Paolo Pasolini. Pier Paolo Pasolini: meglio due genitori divisi piuttosto che subire il loro conflitto, (intervistato da Maria Vittoria Carloni) su Qui giovani, marzo 1974, pp.11-13.

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