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Etna, Sicilia. Pasolini parla con Ninetto, Citti e Clémenti durante le riprese di "Porcile" (1968)




Pier Paolo Pasolini. Etna, Sicilia © Salvatore Tomarchio/Riproduzione riservata


Sono sull'Etna. Piove, nevica, passa la nebbia, splende il sole. Torna a piovere, torna a nevicare, torna a passare la nebbia, torna a splendere il sole. Ho, con tre dei protagonisti del film che devo cominciare a girare, i seguenti dialoghetti.

Pasolini: Cos'è il cinema, Niné?

Ninetto Davoli: Il cinema è il cinema.

Io: Lo dice anche Godard, lo sai?

Ninetto: Godard è un uomo intelligente.

Io: Soltanto intelligente?

Ninetto: E poi è uno che mi piace.

Io: Perché?

Ninetto: Perché è uno che potrebbe essere un amico mio... uno che potrebbe essere dei paraggi miei... Un uomo semplice...

Io: Cosa intendi per uomo semplice?

Ninetto: Un manovale che va sempre al lavoro...

Io: Godard un manovale?

Ninetto: Sì, perché mi piace.

Io: E i suoi film ti piacciono?

Ninetto: Sì, mi piacciono a vederli...a guardarli... quei film... Però se devo dire che li capisco fino in fondo, no. Mi piace guardarli perché quando vedo i suoi film vedo lui.

Io: Allora il cinema è il cinema. E il teatro? cos'è?

Ninetto: Il teatro è il teatro. Per me tutto è semplice.

Io: Che differenza c'è fra un uomo nella realtà e lo stesso uomo rappresentato al cinema o al teatro?

Ninetto: Niente, nessuna differenza.

Io: Allora realtà, cinema e teatro sono la stessa cosa?

Ninetto: In un certo senso... sì... sono la stessa cosa... solo che lì l'uomo lo vedi in persona, e al cinema lo vedi sullo schermo, e al teatro sul palcoscenico.

Io: Tu sei un ragazzo della realtà, sei un attore di cinema, e adesso anche un attore di teatro.

In quale di queste tue forme ti senti più vero?

Ninetto: Sul teatro.

Io: (Te l'ho sempre detto). E perché?

Io: Allora vorresti che con te facessi, nel film che stiamo per girare, dei lunghi piani sequenza?

Ninetto: Eh, così sarebbe meglio...

Io: E invece io fraziono l'azione, in tante brevi sequenze, primi piani, figure intere, campi lunghi. Ossia raccolgo ogni espressione e ogni gesto, si può dire, in una sola inquadratura. Perché, secondo te, faccio così?

Ninetto: Mica lo fai per riempire il film... Lo fai per rendere le cose più vere.

Io: Allora le azioni più vere, non sono, come dicevi prima, quelle continue, ossia quelle della realtà o del teatro?

Ninetto: Mo' le fai troppo complicate le cose, a Pa...'

Io: Ti piace il titolo del film che stiamo girando: Porcile?

Ninetto: Mi piace sì, mi piace. Perché so la storia e mi piace.

Io: I fascisti ecc., fanno delle gran risate, non perdono l'occasione di scrivere delle spiritosaggini su questo titolo, senza il minimo ritegno...

Ninetto: Perché si devono fare delle risate, a Pa.? Alla fine resteranno fregati loro.

Io: E perché?

Ninetto: Perché alla fine non potranno più ridere.

Io: Tu sei terribilmente uguale sia nella realtà che nel cinema. E nel tempo stesso, sei terribilmente diverso. Come lo spieghi?

Pierre Clementi: Perché più entro in me stesso, e più incontro cose che non conosco. Perciò quando sono davanti alla macchina da presa, io sono "io stesso in ricerca". C'è molta differenza, d'altronde, tra realtà e cinema: perché il cinema è uno dei tanti mezzi per rappresentare la realtà. Con un film si può ricostruire un mondo: nella realtà è più difficile. Tuttavia il cinema è uno degli strumenti che possono ricondurre gli uomini alla realtà.

Io. Perché tu pensi che gli uomini non vivano nella realtà? Pierre: Sì, sì, ma io penso che la televisione e tutte le altre istituzioni (diciamo: mass media) allontanano l'uomo dalla realtà...

Io: Franco Citti dice che realtà è purezza.

Pierre: Sì, è vero, ma il tempo distrugge la purezza. Il cinema esercita molte funzioni: purché un film eserciti la funzione della purezza... Per fare del cinema puro bisogna prendere della gente pura. Cosa che non fa certamente il cinema commerciale...

Io: E cosa rappresenta allora il cinema commerciale?

Pierre: É una pillola di sonnifero. É fatto per una società occupata a digerire. É fatto da uomini volgari che credono gli altri volgari.

Io: Quale sarebbe il tuo modo ideale per fare il cinema?

Pierre: Fare un viaggio che ha nel fondo la vita e la morte. Per esempio, partire con una équipe di uomini che hanno gli stessi bisogni, le stesse aspirazioni ecc., e arrivare a fare una creazione così forte da superare la realtà...

Io: Verso dove?

Pierre: Bene. L'uomo fa il suo viaggio solo: e ciò è la realtà. Dio, patria, famiglia ecc., cioè le abitudini, sono la colpa di questa solitudine. Restano allora due soluzioni: o prendere un fucile e sparare o prendere una macchina da presa e fare del cinema: così si va al di là della solitudine.

Io: Cos'è il cinema?

Franco Citti: Il cinema è il cinema.

Io: E cos'è la realtà?

Franco: Quella che esiste solo nei puri.

Io: E tutto il resto cos'è?

Franco: É ingiustizia.

Io: Il cinema rappresenta sempre la realtà?

Franco: Io penso che rappresenti, in generale, l'ingiustizia. Perché i registi puri sono pochi.

Io: Tu in quale realtà vivi? Nella realtà che è nel cuore dei puri o nella realtà che è ingiustizia (e che Elsa Morante e io chiamiamo "irrealtà")?

Franco: Io vivo nella realtà che è nei cuori dei puri, ma sono costretto anche a vivere

nell'ingiustizia.

Io: E che differenza c'è fra te nella realtà e te nel cinema?

Franco: Ma... io immagino che il cinema sia un guadagno, e la realtà mia sempre purezza...

Io: Ma che uomo puro sei, se fai il cinema per guadagnare?

Franco: E gli altri perché lo fanno?

Io: Ma gli altri non pretendono di essere puri.

Franco: E infatti io non ho mai guadagnato...

Io: Così però ti contraddici...

Franco: Ma io, mi voglio contraddire.

Io: Formuliamo allora la questione in modo più concreto: sei più "vero" in quanto Franco Citti oppure in quanto Accattone o Edipo?

Franco: In quanto Franco Citti.

Io: Forse perché Franco Citti è più contraddittorio di "Accattone"?

Franco: Mi contraddico proprio perché è ho fatto del cinema.

Io: Quando hai fatto "Accattone", dunque, eri tutto nella "realtà che è nel cuore dei puri", facendo del cinema sei entrato anche nella realtà che è "ingiustizia": è così?

Franco: Io dico che facendo "Accattone" non ho fatto un solo film, ma ne ho fatti due: io l'ho fatto con il cuore e Pasolini con la fantasia. Col cuore, io, cioè all'insaputa di quello che io ho fatto: per inesperienza di cinema. Mentre la fantasia è l'esperienza che hanno gli artisti.

Io: Allora io ti ho usato per la tua realtà (inconsapevole di se stessa, e, come hai detto, appartenente al mondo dei puri): ma le azioni di Accattone (sfruttare donne, rubare ecc.) sono azioni pure, nel senso che tu dici?

Franco: Purezza è una cosa aperta... libera... Vi possono far parte anche lo sfruttare donne o il rubare...

Io: Perché pensi che i fascisti e i borghesi si siano tanto accaniti contro un personaggio "reale" (puro) come Accattone?

Franco: Ti posso dire solo una cosa: io non so cosa significa la parola "fascista", anche dopo avere tanto sofferto per colpa dei fascisti.

Io: Tu prevedi che dovremo soffrire anche per colpa di "Porcile"?

Franco: Sì, perché i fascisti vivono in quella realtà che è ingiustizia.

Pier Paolo Pasolini ""Dialoghetti" sul cinema e il teatro" n. 48 a. XXX, 23 novembre da "Il caos" (1968)

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