• Città Pasolini

Una disperata vitalità. Una poesia di Pier Paolo Pasolini



Una disperata vitalità


Come in un film di Godard: solo

in una macchina che corre per le autostrade

del Neo-capitalismo latino – di ritorno dall’aeroporto –

[là è rimasto Moravia, puro fra le sue valige]

solo, «pilotando la sua Alfa Romeo»

in un sole irriferibile in rime

non elegiache, perché celestiale

il più bel sole dell’anno –

come in un film di Godard:

sotto quel sole che si svenava immobile

unico,

il canale del porto di Fiumicino

una barca a motore che rientrava inosservata

i marinai napoletani coperti di cenci di lana

un incidente stradale, con poca folla intorno…

come in un film di Godard – riscoperta

del romanticismo in sede

di neocapitalistico cinismo, e crudeltà –

al volante

per la strada di Fiumicino,

ed ecco il castello (che dolce

mistero, per lo sceneggiatore francese,

nel turbato sole senza fine, secolare,

questo bestione papalino, coi suoi merli,

sulle siepi e i filari della brutta campagna

dei contadini servi)…

sono come un gatto bruciato vivo,

pestato dal copertone di un autotreno,

impiccato da ragazzi a un fico,

ma ancora almeno con sei

delle sue sette vite,

come un serpe ridotto a poltiglia di sangue

un’anguilla mezza mangiata

le guance cave sotto gli occhi abbattuti,

i capelli orrendamente diradati sul cranio

le braccia dimagrite come quelle di un bambino

un gatto che non crepa, Belmondo

che «al volante della sua Alfa Romeo»

nella logica del montaggio narcisistico

si stacca dal tempo, e v’inserisce

Se stesso:

in immagini che nulla hanno a che fare

con la noia delle ore in fila…

col lento risplendere a morte del pomeriggio…

La morte non è

nel non poter comunicare

ma nel non poter più essere compresi.

E questo bestione papalino, non privo

di grazia – il ricordo

delle rustiche concessioni padronali,

innocenti in fondo, com’erano innocenti

le rassegnazioni dei servi –

nel sole che fu,

nei secoli,

per migliaia di meriggi,

qui, il solo ospite,

questo bestione papalino, merlato

accucciato tra pioppeti di maremma,

campi di cocomeri, argini,

questo bestione papalino blindato

da contrafforti del dolce color arancio

di Roma, screpolati

come costruzioni di etruschi o romani,

sta per non poter più essere compreso.




Pier Paolo Pasolini. "Una disperata vitalità" (che fornisce anche il titolo al capitolo di cui fa parte), composto di nove sezioni; viene pubblicato su "Questo e altro" nel marzo 1964, un mese prima di essere consegnato al terzo volume di poesia pubblicato da Pasolini da Garzanti, "Poesia in forma di rosa", che esce infatti con la data aprile 1964: il poemetto occupa le pp. 130-151; nella seconda edizione, in giugno, «riveduta», occupa le pp. 114-135. Il poemetto gli fu ispirato dal celebre film del 1960 ,” Fino all’ultimo respiro” scritto e diretto da Jean-Luc Godard.

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