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Vittorio Gassman racconta Pasolini



Vittorio Gassman nel suo studio © Archivio storico Istituto Luce Cinecittà srl1. Riproduzione riservata.

Quello con Pasolini è un altro incontro bello che ho fatto. La grandezza letteraria di Pasolini, secondo me - lui scriveva di tutto - è soprattutto nei suoi pezzi giornalistici, nei saggi. Gli "Scritti" è forse il suo libro più bello, per me, perché era contro tutto, amava la contraddizione, era libero, libero e coraggioso; è un autore che rileggerò quando arriverò semmai a scrivere sul coraggio, perché lui aveva molto coraggio, sia fisico sia morale sia politico, e dava addosso spesso a gente della parte sua, che è cosa difficile da fare.

L'ho ammirato molto e poi era intelligentissimo, le opere che ha dato non tutte mi convincono, perché se "Affabulazione" è una cosa a cui sono molto affezionato, so però che era tutt'altro che perfetta, come testo: ci sono dei grandi squarci, delle grandi idee, ma non la completezza. Non mi piace come autore cinematografico, per esempio, salvo alcune cose, "La ricotta" e quelle altre che toccano il religioso, "Il Vangelo", per esempio. Lui e Rossellini sono quelli che hanno toccato il religioso, in cinema, con pii onestà, con più semplicità. In lui c'era certamente un matrice religiosa: lui un blasfemo come in fondo è stato... e un blasfemo è un po' religioso.

"Mamma Roma", "Accattone", le trovavo, come dire, opere interessanti ma manieristiche, non sentivo la facilità, anche "Medea", per esempio, non mi entusiasmavano e "Le cento venti giornate di Sodoma" mi dava fastidio, era un po' troppo per la mia sopportazione. E poi anche lui le aveva almeno in parte ripudiate... Sì, era un po' strambo, era un mescolo continuo di roba.

Curiosamente io gli chiesi il primo suo lavoro teatrale che poi ha fatto - cioè la traduzione dell'Orestiade; ma la prima volta che glielo dissi "no no, il teatro non mi interessa proprio niente": dopo un mese e mezzo mi telefonò e disse: "l'ho fatta". Ed era bella, era bella perfino scandalizzò un po' l'ambiente purulento e forforale di Siracusa, ma insomma era una bella cosa. Mi fece anche un bellissimo "Miles gloriosus" di Plauto, che intitolò "Il Vantone", che non fu rappresentato. E a ruota - adesso non dico che io gli ho dato l'idea di scrivere per il teatro, ma insomma è successo anche questo - ha scritto rapidissimamente le sue sette, otto tragedie, fa cui "Affabulazione".

Personaggio che sento come un grande vuoto nella cultura attuale. Io sento in chiave tragica lui, la mancanza di lui, e in chiave amabile Flaiano: quelli sono morti pesanti. Perché non c'è nessuno che gli assomigli, oggi. Non c'è nessuno così duro come Pasolini o così elegante come Flaiano. Sono quelli su cui viene in mente di pensare cosa direbbe se ci fosse, quale sarebbe il suo pensiero. Sì, testimoni validi.

Vittorio Gassman (1999) dal libro "Vittorio Gassman" a cura di Giacomo Gambetti. Roma: Gremese editori

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