• Città Pasolini

Una sola foto parlante. Dino Pedriali racconta il servizio con Pier Paolo Pasolini nel ottobre 1975


Pier Paolo Pasolini sul ponte di Sabaudia, ottobre 1975 © Dino Pedriali/Tutti i diritti riservati

Ho terminato di fotografare Pier Paolo Pasolini, in giro per Sabaudia, saliamo sulla sua Alfa 2000 e ci avviamo verso casa. Sul ponto, dico: Signor Pasolini si può fermare? Le voglio fare una foto, lei guardi il promontorio del Circeo.

(C'è un sole bellissimo, sta tramontando, ma è ancora molto luminoso; sono impegnato a trovare la giusta inquadratura).


Ho appena eseguito lo scatto che Pasolini pronuncia queste parole osservando l'orizzonte: Non c'è più posto nel mondo per me neanche nel Terzo Mondo.

Poi si gira, appoggia le mani sulla ringhiera e mi guarda:

Dino, ti interessi di politica?

No...!

Male, un giovane si deve interessare di politica.

Per togliermi dell'imbarazzo rispondo: Signor Pasolini, può mettersi vicino alla sua Alfa 2000? (così ho scattato questa foto) e aggiungo: Questa macchina è mitica, la guidano tutti, dal principe al coatto.


Da quel momento ho sentito lo stesso forte desiderio avuto con il grande maestro Man Ray, osservare, ascoltare, capire ogni suo gesto. Mi sono detto: se sono diventato amico di Man Ray, riuscirò anche con Pasolini.

L'amicizia con Man Ray è durata dal 1972-19776; con Pasolini solo due settimane. Come il titolo che ho dato a un mio scritto a pochi anni dalla morte del Poeta. "Seconda settimana d'ottobre 1975" (non posso dire che fossi diventato suo amico, ma dal momento che ho saputo della sua morte ho difeso il suo Corpo, il Corpo del Poeta, e così è cominciata l'avventura del nudo).

Non esiste scuola di nudo (non trovavo interessanti le foto di nudo, però mi è servita tantissimo la fotografia per poter osservare attraverso il corpo tutti i mutamenti e soprattutto distinguere nella nudità l'appartenenza, il ceto sociale cui un corpo appartiene, e poi dà fastidio dover osservare una fotografia solo come documento, ferma in un'epoca, perciò il disegno, la pittura e la scultura sono giunti alla mia scuola di nudo).

Tutto nasce dall'osservazione di chi, di fronte al foglio bianco, a una tela o agli strumenti per colpire crea la sua visione.



Pier Paolo Pasolini nella Torre di Chia, ottobre 1975 © Dino Pedriali/Tutti i diritti riservati

Per la fotografia il discorso è molto più complesso e cito a questo proposito Cartier Bresson: Una volta e mai più. Proprio come per gli scatti a Pier Paolo Pasolini dell'ottobre del 1975. Allora non potevo immaginare che il suo uso, dirompente e prepotentemente prevalente su tutti gli altri, è stato fino ad oggi, nei confronti di Pasolini un uso prettamente politico: questo è il vero serio problema che mi trovo a dover affrontare, se rimanere fuori dalla politica, come avevo detto a lui, con quel semplice eppure così definitivo: No...!

Ma di Pasolini si parla tutti gli anni e immancabilmente spunta fuori la tesi del "complotto politico". Questa "gestione" parte già nel 1976: viene organizzata una mostra al Museo di Roma, la inaugura l'allora sindaco Giulio Carlo Argan, sono presente e mi rendo conto si quello che sta succedendo, e soprattutto di cosa sarebbe accaduto a me che ho fatto tante foto al "grande poeta". Ne perdo immediatamente il controllo, sono pubblicate come documento, i giornali se ne appropriano invocando il diritto di cronaca. Ma non è così, io lo so, io so...che il cammino sarà lungo; io so...che il Nudo del Poeta pian piano avrebbe sistemato el cose.


Così mi decido a esporle nel 1978. Galleria Luciano Inga Pin, Milano.

Il successo è enorme. E proprio dal momento che la cultura viene a sapere di questa mostra, per me è obbligatorio diventare un grande fotografo di nudo maschile perché solo così posso salvare il Corpo Nudo di Pasolini.

Fu la sua ultima provocazione, del resto, il Corpo, che per Lui era fondamentalmente e parte del Suo pensiero. Cosa crea più scandalo, il Suo Corpo Nudo o la Sua mente?

L'azione di Pasolini è un'azione precisa: aver "gettato il proprio corpo nella lotta" non permette repliche, manipolazioni.

Ed è stato molto difficile e faticoso, ve lo assicuro, non farsi travolgere ma proteggere "quel" corpo (più lo proteggevi e più lo avrei reso pregiato. E in questi trentacinque anni non si è scalfito). Ero l'unico che aveva il Corpo del Poeta, intatto. E la cultura, si è nutrita almeno del suo pensiero?


Le immagini da me scattate assumono un valore iconografico significativo e importante, non per il Nudo, l'ho capito soprattutto dopo l'uscita della prima edizione di "Petrolio" nel 1992 da Einaudi: Pasolini vuole essere presente sia con il corpo che con le parole. (Lui sa che l'azione di un Poeta è immortale, e sa che interrompe qualsiasi pensiero politico: Cosa avrebbe detto Pasolini oggi? Si sente la sua mancanza, sono parole che ci giungono dall'alto e fa strano sentirle).


È giunto il momento che io ritorni sul punto esatto del ponte di Sabaudia e guardando l'orizzonte scagli con issata la bandiera dell'ideologia (la mia bandiera si chiama ideologia, dice il corvo nel film "Uccellacci e uccellini") e qualcuno la prenderà al posto mio.


Oggi consegno alla Storia l'iconografia dell'ultimo mese di vita del più Grande Poeta italiano, Pier Paolo Pasolini.


Dino Pedriali

Roma, 21 gennaio 2011


Dino Pedriali "Una sola foto parlante"nel volume Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali (2011) Johan &Levi editore. Tutti i diritti riservati


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